venerdì 21 novembre 2008

Nullità


Sentirsi solo è diverso da voler stare da soli.
Stare da soli, per un certo periodo,per qualche ora o per qualche giorno è una esigenza.
Sentirsi solo è sentire il vuoto dentro, una voragine senza fine.
Sentire il nulla.
Il Nulla è un "non-luogo" , io vivo in un non-luogo.
Se vivi in un non-luogo nessuno ti vede........................ quel nessuno è la persona che ami di più al mondo.

Sant'Agostino diceva che la felicità è desiderare quello che si ha, ma a quello che si ha non servi a nulla, dice che non hai mai fatto nulla per lei, beh ti ha rinchiuso in quel non-luogo, pattumiera della tua anima, pronto forse per essere dimenticato.
Se ho pianto di gioia forse quelle lacrime le avevo rubate al dolore

Lorenzo

lunedì 17 novembre 2008

Il favore della moltitudine


"Non cercare il favore della moltitudine: raramente esso si ottiene con mezzi leciti e onesti.
Cerca piuttosto l'approvazione dei pochi; ma non contare le voci, soppesale!"
I.Kant

domenica 16 novembre 2008

Notte da incubo


Notte da incubo.....ma devo farcela da solo.
...........................senza di lei(......)
Lorenzo

mercoledì 12 novembre 2008

Essere


"La caratteristica di una vita morta è di essere una vità di cui l'altro diventa il guardiano."


Jean-Paul Sarte, L'essere e il nulla

Coscienze


Tradire, parola grossa, forse talmente grossa che non le abbiamo dato il giusto peso.
Che cosa significa tradimento?
Di una persona si dice che ha tradito il Paese, gli amici, la persona amata.
In realtà l'unica cosa che abbia tradito è la sua coscienza.
Ma oggi la coscienza è relegata solamente all'ambito religioso anzichè etico/morale.
Per Kant la coscienza "morale" è un tema centrale: celebre è la sentenza «Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me». La coscienza dunque è la "voce" che la legge morale (ossia l'imperativo categorico) assume nelle esistenze umane,tramite la ragione.
Oggi ,questa "voce" è solamente la voce di un Dio,il quale,tramite l'assoluzione,perdona ogni cosa........salvando l'anima.

Lorenzo

Se l'altro se ne va

Quando l'altro se ne va, restiamo senza identità, ci sentiamo nessuno.
Ma è colpa nostra di esserci disimpegnati da noi stessi, di esserci abbandonati, di aver fatto dipendere la nostra identità "dall'amore" per l'altro.
Ma una cosa ricordo sempre:
nel tradimento ciò di cui soffriamo non è il congedo dell'altro,ma la perdita di noi, quella parte importante di noi che avevamo affidato all'altra persona.
Sembra infatti che la vita non sia stata scritta nel segno della fedeltà.
Perchè?
Perchè la vita preferisce di più chi ha incontrato se stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in un area protetta.
Ecco il camuffamento dei nomi, per comodità o altro, fa chiamare fedeltà e amore quello che in realtà è insicurezza, per quell'atavico terrore di incontrare se stessi.
La fedeltà, in realtà, è coscienza. Tradire è tradire se stessi.
Lorenzo

lunedì 10 novembre 2008

Sull'uso della ragione come compito etico

















Se l'illuminismo fosse solo una corrente di pensiero o il tratto tipico di un'epoca storica, la discussione potrebbe essere confinata nell'ambito delle dispute filosofiche.
Dopo avere definito lo stato di minorità da cui l'umanità deve uscire come "l'incapacità di servirsi del proprio intelletto", Kant attribuisce la responsabilità di tale minorità all'uomo stesso"quando la causa non risiede nell'intelletto stesso,ma dipende dalla mancanza di determinazione e di coraggio nel servirsene,appunto,senza la guida degli altri".
Quindi c'è una responsabilità a non essere illuministi, che non investe solo le sorti della conoscenza, ma la dignità stessa dell'uomo, che rinuncia a servirsi, proprio di ciò che lo distingue: l'uoso della ragione.
Con l'Illuminismo, il gesto filosofico diventa " gesto etico " e, per effetto di questa saldatura, l'illuminismo non è più solo la caratteristica di un'epoca storica, ma la prerogativa della condizione umana, che non può essere disattesa, se non al costo,come dice Kant " di violare e calpestare i sacri diritti dell'umanità".
E' quindi eticamente doveroso essere illuministi, non solo per salvaguardare l'autonomia del proprio giudizio,ma anche per garantire questa autonomia alle generazioni future,della ui libertà di pensiero siamo responsabili.
quanto basta per dire che l'illuminismo,quindi l'uso della ragione, non è una caratteristica di un'epoca, ma un dovereetico da trasmettere ogni volta che una religione, una visione del mondo, un'autorità, una propaganda tendono a far passare se stesse e i loro contenuti come verità assolute, a cui bisogna semplicemente aderire rinunciando ad indagare.
Questo è il messaggio dell'Illuminismo,non un semplice gesto filosofico, ma una carica di "doverosità etica",per l'emancipazione del genere umano.
La chiesa ,ovviamente è antiilluminista.
Tramite i suoi filosofi e teologi,ha lanciato,da qualche anno, una campagna contro quell'epoca.
Si può riscontrare in quelle tesi solamente una svalutazione dell'uomo.
A parer loro l'uomo è incapace di pervenire da sè a delle verità e quindi bisognoso di un indottrinamento, di una guida, o ,come diceva Kant "di tutori".
Socrate.d'altro canto,riteneva che l'uomo da solo,attraverso il dialogo, poteva cercare la verità tramite l'uso della ragione (come Kant del resto).
Questa è la differenza tra il metodo Socratico e il metodo Catechetico. Chi è persuaso di possedere la verità(i catechesi) ritiene che il compito sia quello di trasmetterla con modalità più o meno intolleranti a seconda delle epoche storiche.

Lorenzo