mercoledì 9 settembre 2009

Le indagini contro la mafia uno spreco di soldi

Così ha detto ieri il cavaliere intervenendo alla Fiera del tessile a Milano:

"So che ci sono fermenti in procura, a Palermo e a Milano. Si ricominciano a guardare i fatti del '93, del '94 e del '92. Mi fa male che queste persone, con i soldi di tutti, facciano cose cospirando contro di noi, che lavoriamo per il bene del Paese". Per il premier le nuove iniziative dei magistrati, sono "follia pura". "Ci attaccano come tori inferociti", aveva insistito il Cavaliere, facendo comunque capire di avere le spalle larghe: "Qui c'è un torero che non ha paura di nessuno. Noi lavoriamo per il bene del Paese". Fonte

Significa che le indagini sulla mafia e su chi ha ucciso Falcone e Borsellino sono uno spreco di soldi.
Dice inoltre che queste indagini sono una cospirazione contro di lui. Ma come? Si indaga sulla mafia e dice che si indaga su di lui?? Nessun politico si è accorto di questa frase???

Lorenzo

SPOT PUBBLICITARIO ANNO ZERO




Annozero ritorna

Giovedì 24 Settembre alle 21:00 su Rai Due


Appello agli intellettuali



Ebbene si, mi rivolgo a voi, intellettuali italiani, mi rivolgo direttamente a voi.
Io, semplice ferroviere, mi pongo dei dubbi, osservo, ragiono, uso l'intelletto per rendermi conto che non è più l'Italia di prima, che non è l'Italia che volevamo europea, che non è l'Italia che ci hanno lasciato chi l'ha liberata.
Me ne accorgo io, Ma voi???
Questo appello non è rivolto agli intellettuali pagati per dire, pagati per scrivere sotto dettatura, ma a tutti quelli che ritengono di essere liberi o che, tramite un sussulto di dignità, vorrebbero ritornare ad esserlo.

Dove siete?? Dove vi siete nascosti?
Dovete tornare alla luce del sole, scrivere dicendo quello che veramente pensate, bussare a tutte le porte perchè accettino le vostre idee senza lasciare da soli chi sta conducendo una battaglia sacrosanta sul diritto di informare, sul diritto di criticare, come il giornale la Repubblica e L'unità e come giornalisti come Santoro e la Gabbanelli.
Possibile che siate così sordi o vigliacchi?

Lorenzo

martedì 8 settembre 2009

Petizione per Report di RAI 3

Il direttore generale della RAI Masi ha deciso di non garantire più la copertura legale alla trasmissione Report condotta dalla Gabanelli, ciò significa chiusura immediata.
Si continua ad avere delle prove alle mie tesi per cui la libertà di stampa c'è ( altrimenti non si ricorrerebbe a questi mezzi) ma stanno prendendo il potere direttori e giornalisti prezzolati per pochi denari.

PETIZIONE

Faccio un appello al presidente della Rai Dott Paolo Galimberti:
Sig presidente lei ha sempre dichiarato di volere un giornalismo libero.
Lei ha ultimamente dichiarato di amare la Tv americana, quale esempio di professionalità.
Lei ha lavorato molti anni alla Repubblica, giornale che sta conducendo una battaglia per la libera informazione, per il giornalismo che, a parole, lei auspica. Questa battaglia, insieme all'Unità, la stanno facendo sotto i suoi occhi, mentre lei in poltrona avvalla la chiusura di Report che, insieme a quella di Santoro, sono le uniche trasmissioni rimaste nel panorama TV che ricalcano quello che lei va dicendo in giro.
Le ricordo che le uniche inchieste libere che sta facendo la Rai sono sugli animali: dove vivono i leoni, se i pinguini hanno freddo, se le scimmie comunicano fra loro.
La mia domanda è molto semplice, è lei che sta presiedendo la Rai o un clone formattato ?

Informazione aggiuntiva, ora il link funziona.

Lorenzo

lunedì 7 settembre 2009

Kant e la pace


Moralizzare la politica: un'utopia?
No, una condizione per la pace
Ancor oggi ha senso chiedersi se si possa ripulire il mondo della politica nazionale ed internazionale dalle figure più sconce ed immorali.
Chi ha memoria, sa che con Mani Pulite s'era solo iniziato... ed ora sembra d'essere tornati al punto di partenza.
Potremo mai uscirne?
Sono pessimista, però...tutto è possibile, se cresce la coscienza civile e quindi il potere d'influenza della ragione auspicato da Kant, che comunque era ben consapevole che senza moralità e ragione non si va avanti, anzi si torna indietro.
«La vera politica quindi non può fare nessun passo avanti senza prima aver reso omaggio alla morale e benché la politica in se stessa sia una difficile arte, tuttavia non è certo una tecnica la sua unione con la morale, infatti è questa che taglia il nodo che quella non è capace di sciogliere appena l’una e l’altra entrano in conflitto.
Il diritto degli uomini deve essere considerato sacro per quanto grande sia il sacrificio da pagare per il potere dominante. Quindi non si possono fare le cose a metà e inventare un termine intermedio di un diritto condizionato pragmaticamente (tra diritto e utile), ma ogni politica deve piegare le ginocchia davanti al diritto e può però in cambio sperare di raggiungere se pure lentamente quello stadio in cui splenderà senza posa [...].
Se c’è un dovere e se insieme a esso esiste una fondata speranza di rendere reale lo Stato del diritto pubblico, pur solo in una progressiva approssimazione all’infinito, allora la pace perpetua, che segue quelli che finora falsamente sono stati chiamati trattati di pace (in realtà sono solo armistizi), non è un’idea vuota, ma un compito, un compito che, risolto a poco a poco, si fa sempre più vicino alla sua meta poiché i tempi in cui succedono progressi uguali diventano sperabilmente sempre più brevi.»

Tra le cose che mi avevano più colpito quando lessi per la prima volta il Per la pace perpetua c'erano le considerazioni sul rapporto tra politica e morale nell'Appendice allo scritto.
Anche se non viene richiamato esplicitamente, il nome che aleggia in negativo su tutto il passaggio è quello di Machiavelli e l'ovvietà universalmente riconosciuta della massima cara a politici e tiranni di tutto il mondo e tutte le epoche: il fine giustifica i mezzi.
Per Kant, niente di più falso.
Se tutti ragionassero così, vivremmo in una jungla, anzi in un inferno, perchè a Kipling va ascritto il merito di aver chiarito che la legge della jungla giustifica solo gli animali che uccidono per procurarsi cibo secondo la loro natura. Dunque meglio la jungla che l'inferno.
Tuttavia, proprio il dispiegarsi del politico moderno, dei principi e dei despoti alla Machiavelli, costituisce la più radicale minaccia alla pace.
In teoria, dice Kant, non dovrebbe esistere alcun conflitto tra la politica in quanto dottrina pratica del diritto e la morale in quanto anch'essa dottrina del diritto. Kant dice quindi: nessun conflitto tra pratica e teoria del diritto.
Ma se si presenta la morale come una dottrina generale della prudenza, "una teoria cioè delle massime per scegliere i mezzi più validi per realizzare le proprie intenzioni calcolate sul vantaggio", si finisce col negare che esiste in generale una morale.
In realtà è l'arte politica a confezionare il detto: "siate prudenti come serpi."
Ed è la morale ad aggiungere: siate candidi come colombe."
Ma in questo si vede chiaramente il tentativo di iscrivere il politico in una dimensione cristiana piuttosto restrittiva, mentre le cose nella realtà non sono mai andate così. Nemmeno i Papi han fatto politica da cristiani.
Orbene, nonostante le difficoltà e gli insegnamenti negativi della storia, Kant non è pessimista: politica e morale possono congiungersi.
Questa è, anzi una delle condizioni della pace perpetua.
In questo quadro, Kant attua una distinzione (non troppo felice, a mio parere sotto il profilo delle definizioni) tra politico morale e moralista politico mirante ad evidenziare che solo il primo si muove nella piena legalità (morale e giuridica), mentre il secondo non rispetta i limiti e le regole, ordisce inganni, calunnia e ricorre volentieri a mezzi condannati dalla morale.
Sia che ciò avvenga all'interno di uno stato, sia che avvenga nei rapporti con gli altri stati, porta naturalmente alla guerra.
E' evidente che il cosiddetto moralista politico non è altro che un immorale, mentre il politico morale rischia di diventare nella sua versione più negativa, un moralista dispotizzante.

Genova

Questa città mi ha sempre affascinato.
Potrei concluderlo qui questo post perchè, per me, c'è già scritto tutto.
Genova città di mare e marinai, così lontana come aspetto e morfologia dalla mia, città di pianura e contadina, nebbiosa e umida, ma così vicina geograficamente ( 70 KM).
Ha sempre esercitato un gran fascino in me, fin da bambino.
L'arrivo in treno con i miei genitori quando andavamo a trovare i parenti, le prime gite con gli amici per andare a vedere " una città grossa", le gite al mare in treno o in motorino.
Già appena si passa la galleria dei giovi si respira un'altra aria, quel dolce e profumato vento marino che per noi era ed è una manna, un solievo, una rinascita.
Genova e il mare, i pescatori , i caruggi.
Genova sono tante città messe insieme, Albaro è una cosa Sampierdarena un'altra ma ti senti bene dappertutto. Il mondo è raccolto in questa città, già cosmopolita prima di altre, per via del porto e dei marinai.
Una delle prime cose che ho cercato da ragazzo è la Lanterna, faro simbolo della città.
Ho voluto condividere questa emozione con i genovesi per sentirmi un pò parte di loro, per condividere la stessa luce e le stesse ombre.
Per me è uno scrigno Genova, che riapro ogni tanto, come ora, per ritrovare sensazioni lontane, diverse dalla mia terra e dalla mia gente.
Genova è anche una casa, in via G.B D'Albertis, a S.Fruttuoso, un campanello e poi un ascensore, bellissimi ricordi.

Lorenzo

domenica 6 settembre 2009

Lo stato delle cose



Stiamo vivendo una lunga fase politica, sfiorando non a caso quasi il ventennio, di meticolosa e programmata distruzione delle conquiste sociali, economiche, politiche e istituzionali.
In nome del riformismo si sono innescati meccanismi di distruzione dello stato sociale.
Un esempio per tutti il sistema pensionistico. Ingenti quantitativi di denaro non pubblico, ma dei lavoratori, dati alle grandi aziende in nome della cassa integrazione, quando poi sappiamo che è stata usata spesso come " metodo di produzione".
Si è poi arrivati alla messa fuori scena del sindacato, sfruttando la caduta delle ideologie.
Ritrovatosi debole da un punto di vista ideologico il sindacato è stato messo in disparte dala contrattazione collettiva, qui ha fatto buon gioco il sistema dell'informazione, presentandolo, specialmente la CGIL come un avversario dell'economia.
Arriviamo alla libertà di stampa, altro punto cardine di una nazione libera.
Io penso che la libertà di stampa ci sia, è sciocco lo sciopero dei giornalisti per una stampa più libera. Sciocco e fuorviante
Perchè la maggior parte dei giornalisti scrive dietro compenso e per chi paga di più. Professionisti prezzolati al soldo del più potente, per convenienza, per ruffianeria, per soldi.
Non c'è più nessuno che applichi il libero pensiero, la critica ontologica o teleologica, cioè la critica all'essere in sè o la critica per un fine, per arrivare a..
Ecco perchè la stampa è ancora libera, è libera di aver scelto di essere mercenaria.
Il governo è sotto gli occhi di tutti che non sta governando, non sta conducendo il paese se non alla sua rovina siciale, politica, economica.
A questo punto bisogna che le istituzioni sane, da confindustria ai sindacati fino alla finanza laica ( chi mi vuole capire capisca) si ritrovino e " conducano" il paese fuori dal tunnel, lasciando fuori il governo.
Sono le forze ancora sane, quelle che hanno ancora una visione di Italia, perchè è questo che manca. Tanto vivremmo sempre in questo stand-by con SB al governo e nessuna decisione verrà presa al riguardo.
Rimane il ruolo della chiesa, che si è sentita tradita dal patto pre-elettorale con SB ( il vero contratto non era fra elettori e lui ma fra Vaticano e lui) e tenta nuove strade al fine di scalzare definitivamente ciò che rimane della finanza laica milanese, il resto è in mano al patto SB-Vaticano-Finanza cattolica-imprese di C.L.
Ma questa è una guerra in cui noi saremmo sempre dei semplici osservatori.

Lorenzo