domenica 20 dicembre 2009

Quando il lavoro rende menomati e le donne infortunate non vengono mai menzionate



Loris Pozzi, elettricista piacentino di 37 anni è morto mentre stava lavorando ad uno strumento per il controllo del vento. Ieri due incidenti in ferrovia hanno tolto la vita ad un macchinista e ad un operaio della manutenzione.
E siamo a quota mille morti sul lavoro in Italia dall’ inizio dell’ anno. Ma nessuno ne ha parlato. Neppure un servizio di coda nei telegiornali nazionali. Niente di niente.
Morti dimenticate quelle della guerra del lavoro.
“ Non c'è giorno che il bollettino di guerra della (in)sicurezza sul lavoro non conti un nuovo decesso o un grave infortunio” commenta il direttore del sito Stefano Corradino rilanciando l’appello a tutti i media perché si occupino delle tematiche del lavoro dando spazio alle storie che si intrecciano attorno agli infortuni e ai decessi nei luoghi di lavoro.
Un’opportunità anche per conoscere e approfondire vicende del tutto sconosciute. Come ad esempio il fenomeno degli infortuni sul lavoro al femminile: uno su quattro, pari all’incirca al 27 per cento del totale, il 9 (per cento) degli incidenti mortali.
Secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat le donne invalide per un infortunio sul lavoro o una malattia professionale in Italia superano ampiamente quota 100 mila.
Le donne subiscono più infortuni rispetto agli uomini sia sul lavoro ma anche in “itinere” (tragitto casa-lavoro e viceversa) come rivelano i dati forniti dall’ Inail secondo cui dei 97 casi mortali verificati nel 2007, ben 53 donne sono decedute andando o tornando dal lavoro.
L’infortunio sul lavoro al femminile in ogni caso è un vero e proprio dramma nel dramma fotografato dalle immagini di madri che, dalla mattina alla sera, si ritrovano ad abbracciare i propri figli con arti artificiali. Di donne menomate nella capacità lavorativa ma, soprattutto, nell’impossibilità di rispondere alle esigenze degli affetti e alla conduzione della casa.
Un “lavoro” quest’ultimo che nessuno si preoccupa di risarcire. Se ciò non bastasse poi c’è l’incognita del reinserimento lavorativo e di una mancata valutazione del danno estetico e delle ripercussioni psicologiche.
Gli infortuni sul lavoro al femminile sono l’altra metà del fenomeno delle cosiddette morti bianche”.
Migliaia di “morti rosa” che non fanno notizia. Che difficilmente occuperanno le pagine patinate delle riviste femminili. Tanto meno le pagine dei quotidiani.
Improvvisamente e traumaticamente la donna vittima di un infortunio sul lavoro sperimenta sul proprio corpo “ferite” che vanno al di là della lesione vera e propria e costituiscono una irreversibile offesa dell’immagine corporea che richiede, per una nuova integrazione, un impegno lungo, costante e spesso molto travagliato.
Non tutti sanno infatti che il 55 per cento delle donne infortunate sul luogo di lavoro abbandona la sede in cui si è verificato l’incidente. Non ce la fa e, nella maggior parte dei casi, la stessa lavoratrice non è più in grado di ritornare a svolgere la normale attività.
Ma l’alta percentuale di “non ritorno” alla propria attività assume ancor maggior rilievo se paragonata al fatto che queste donne non riescono a trovare alcuna altra occupazione esterna all’ambito della mansione della gestione familiare.
Di fatto, il reinserimento lavorativo è una delle peggiori e drammatiche ripercussioni di un incidente avvenuto durante l’attività lavorativa.
Analizzando alcuni dati si scopre come le donne del nord-ovest ritengano che nel 50,56% dei casi “le norme di sicurezza non erano state rispettate da chi lavorava”, questa percentuale si abbassa all’11,11% nel nord-est e al sud per poi sfiorare il 23% al centro Italia.
Un altro dato che ha quasi dell’ inverosimile è che a tutt’ oggi le donne al di sopra dei 50 anni, considerino solo “un attimo di distrazione” la causa del loro incidente: il 50 % al centro, il 18,42% al nord-est e il 15,79% sia al sud che al nord-ovest.
Una quasi assunzione di colpa.

Lorenzo

giovedì 17 dicembre 2009

Pearl Jam - Alive



Oggi mi sento ALIVE e cosa c'è di meglio che non ascoltare questo pezzo dei Pearl Jam!!
Uno dei miei gruppi preferiti.

Lorenzo

mercoledì 16 dicembre 2009

Prove tecniche di regime





Dal Blog di Massimo Donadi:

La puntata di ieri de “La vita in diretta” è la riprova che siamo al regime mediatico.
Dopo i tg, anche i contenitori televisivi pomeridiani diventano il luogo dove si cancella la realtà, si distorcono i fatti e si mette il bavaglio all’opposizione. Stanno progressivamente cancellando la voce dell’opposizione e lo fanno con una tecnica sopraffina.
Ieri, però, il sottoscritto ha rotto il giochino nelle mani di questi signori, lasciandoli a becco asciutto.
Non mi mancavano certo gli argomenti per controbattere parola per parola alle fandonie sparate a raffica da giornalisti ospiti insieme a me della trasmissione. Ma ci sono momenti in cui il silenzio ed i gesti sono più eloquenti di mille parole. Vi spiego.
Lunedì pomeriggio “La vita in diretta” ha messo in scena un vero e proprio processo mediatico a Italia dei Valori. Tutti gli ospiti presenti, oltre al solito
Capezzone, ormai parodia di se stesso, alcuni giornalisti, hanno per più di un’ora insultato, strumentalizzato, mentito, ribaltato le nostre posizioni pur di farci apparire agli occhi dei telespettatori istigatori d’odio.
Ovviamente, non era stato invitato nessun rappresentante di Italia dei Valori a difendere e spiegare le proprie ragioni.
Ieri, dunque, sarebbe dovuta andare in scena la puntata riparatrice, ma si capiva, sin dalle prime battute, che quelli che avevo accanto non erano ospiti di un normale ed equilibrato parterre televisivo: era stato messo su “ad arte” un vero e proprio plotone di esecuzione, i cui più fieri componenti erano due sedicenti ed illustri giornalisti,
Pierluigi Diaco e Maria Giovanna Maglie.
Del primo, si ricordano i successivi molteplici, affannati e, qualche volta, sghangherati tentativi di ritagliarsi uno spazio da “grande” giornalista. L’ambizione a diventare bravo come Travaglio ci è parsa tanta, la rabbia pure. Per il talento, attendiamo con ansia.
Per ora, rimangono a memoria dell’umanità più i litigi in tv di cui si è reso protagonista che gli articoli a sua firma pubblicati sul quotidiano
Clandestino, edito da Mondadori (!) e di cui è vicedirettore e che probabilmente vanta il più basso numero di lettori in Italia.
Della seconda, Maria Giovanna Maglie, si ricordano i conti milionari dal visagista quando era corrispondente del Tg2 dall’America, le fatture false per decine di migliaia di dollari rimessi alla Rai e intestati a società inesistenti, ricevute per compensare collaboratori fasulli e gente in pensione, insomma, le carte truccate per coprire spese ingiustificabili che le costarono il posto in Rai.
Non lo dico io ma un articolo di
Concita De Gregorio (link) oggi direttore de L’Unità ed allora cronista de la Repubblica. E poi c’erano altri giornalisti, quelli che, in teoria, avrebbero dovuto equilibrare la presenza di tali illustri firme ma che, nei fatti, ogni giorno scrivono e massacrano Italia dei Valori dalle colonne dei giornali per i quali scrivono.Lascio a voi ogni giudizio.
A me rimane una certezza, quella di aver ascoltato insulti, rabbia e disprezzo, urlati probabilmente per acquisire credenziali agli occhi dell’onnipotente patron di
Mediaset, alias, il presidente del Consiglio.
Ma il sottoscritto gli ha riservato una piccola sorpresa. Si è alzato e se ne è andato, rompendogli il giochino. Loro sono rimasti li, a continuare ad urlare il loro livore e le loro menzogne. Io sono tornato in Parlamento a lavorare per cercare di contribuire a risollevare le sorti di questo Paese e a contrastare l’azione sbagliata di questo Governo e di questa maggioranza.

lunedì 14 dicembre 2009

Facebook



Per chi fosse iscritto su Facebook al gruppo molto numeroso " No Facebook a pagamento dal 2010" con circa 1.800.000 iscritti, tra cui io, comunico che gli è stato cambiato di forza, non so da chi, il nome in:
" Solidarietà a Silvio Berlusconi"

Roba da regime iraniano!!!

Par condicio



Ora che nel post precedente ho spiegato perchè siamo dei cretini per par condicio spiego chi sono i cretini " dell'altra parte politica".
Mi sembra giusto, anche per avvalorare le tesi di Di Pietro e della Rosi Bindi che sembrano due marziani in un mondo di pentiti dell'ultima ora.

Io voglio condannare la violenza, le stupidaggini scritte in rete ( troppe) ma ho sempre odiato la retorica ( non quella filosofica) e di retorica ne vedo molta.
Se io dico che condanno il gesto ho il diritto di aggiungere , in termini politici, che a questo clima di violenza ha contribuito la politica della destra e non sto giustificando l'atto dicendo così!
Se non avessimo avuto i massacri al G8, i poliziotti che caricano gli studenti del'onda, i respingimenti in mare con relativi morti, il sostegno ai fascisti, le accuse di persecuzione comunista, le urla dal palco contro l'ooposizione, le offese a chi ha votato a sinistra, le offese alla magistratura, gli assalti alla costituzione, al Presidente della Repubblica, le ordinanze dei sindaci leghisti contro i kebab forse il clima sarebbe diverso.
Questo hanno detto Di Pietro e la Bindi ed hanno abbondantemente dimostrato, al contrario di molti esponenti di destra, di essere dalla parte della legalità e delle regole democratiche.
Un'ultima chicca la dichiarazione di un esponente laico del CSM: l'attentato è frutto di una politica d'odio da parte di una certa magistratura.
Quante persone teledipendenti crederanno a questa dichiarazione? Io dico molte.
Abbiamo dimostrato finora, noi popolo del Web, una grandissima maturità politica.
Continuamo ad essere così, isoliamo i cretini, non comportiamoci come una TV.

Lorenzo

domenica 13 dicembre 2009

E ora?



Che succederà ora? Beh fra qualche giorno tutto sarà dimenticato, ma che uso ne faranno i berluscones? Intanto c'è già una dichiarazione del Presidiente: " sono stato miracolato!!".
La dice tutta.
Poi i giornali metteranno l'accento che la famiglia dell'aggressore vota per il PD e lui avrà i soliti servizi da martire della sinistra violenta, magari innescata dai magistrati che indagano sul presidiente.
Ho scritto un post dove dò del deficiente a noi italiani. Perchè così siamo.
C'è chi sta esultando per questo gesto,sui blog, su FB, nascono comitati inneggiando al fatto che poteva mirare meglio ecc...e ci sono gruppi su FB che inneggiano al linciaggio di Tartaglia.
Ma che cazzo di popolo siamo?
Io penso che siamo dei violenti, verbalmente, negli atteggiamenti, nelle prassi quotidiane. Ci da fastidio l'ordine, il confronto verbale, specialmente da chi vota a destra, ma anche a sinistra non si scherza, anche se molto meno.
Motivo molto semplice : la cultura berlusconiana sta facendo scuola, attaccare per non essere attaccato. Un modus operandi che ha coinvolto tutti e la televisione è una inseminatrice formidabile nei nostri cervelli.
Questa volta non prendiamocela con i politici, prendiamocela con noi stessi, imbevuti di quella cultura televisiva da non sapere più cosa sia il bene e cosa sia il male.
Ricordo anche che prima dell'aggressione il presidiente stava urlando dal palco contro chi stava protestando con i soliti slogan " vergogna,vergogna,vergogna!" e due passanti aggrediti solo perchè hanno dato del buffone al capo del governo.
In fin dei conti ha ragione Di Pietro " chi semina odio raccoglie tempesta".
Beh del resto il padrone della TV violenta è proprio l'aggredito.

Lorenzo

venerdì 11 dicembre 2009

Mio padre e gli intellettuali



Mio padre ha ora 81 anni, un pò sofferente di cuore per via di due operazioni subite, ma ancora lucido nei suoi ragionamenti, specialmente in politica.
Arrivo ora da casa dei miei dove abbiamo intavolato una discussione sulla televisione e i giornali.
Una frase molto semplice mi ha colpito stasera detta da lui, sui politici :
" beh se oggi abitaste ancora con noi ( si riferiva a me e mio fratello) di certo non pretenderei il silenzio come allora mentre trasmettono il telegiornale", ha continuato poi " non ci sono più intellettuali".
Mi è venuto allora in mente quando ascoltava " tribuna politica" con Jader Jacobelli.
Rispondeva addirittura agli ospiti o attendeva con impazienza la parola di un Giorgio Pajetta o Enrico Berlinguer ( ricordo le incazzatute contro il moderatore perchè faceva parlare troppo i vari Andreotti o Fanfani).
Gli piacevano poi gli intellettuali di allora come Ingrao e Pasolini.
Magari non ci capiva tutto quello che dicevano ma si sforzava molto, leggeva e chiedeva con umiltà.
Mi diceva, sempre in un silenzio tombale in casa, ascolta e impara perchè morti questi non ce ne saranno più così.
Quanta verità vi era in quelle parole provvidenziali.
Mani callose ma cervello fino, forse superiore al nostro, perchè dettato dal bisogno di lottare per un mondo migliore.

Ho trovato una intervista a Pier Paolo Pasolini del 1975, pochi mesi prima di essere ucciso, ed ho capito cosa volesse intendere mio padre questa sera.

"Non c'è pagina, riga, parola in tutto l'Espresso, Panorama, in tutto il Mondo, in tutti i quotidiani e settimanali dove non ci siano pagine dedicate alla cronaca che non riguardi esclusivamente ciò che avviene dentro il "palazzo".
Solo ciò che avviene dentro il palazzo è degno di attenzione e interesse; tutto il resto è minutaglia, brulichio, informità, seconda qualità.
E' naturalmente ,di quanto accade " dentro il palazzo" ciò che veramente importa. Importa la vita dei più potenti, di coloro che stanno ai vertici.
Essere " seri" significa, pare, occuparsi di loro.
Dei loro intrighi, delle loro alleanze, delle loro congiure, delle loro fortune; e infine, anche, del loro modo di interpretare la realtà che sta " fuori il palazzo".
Questa seccante realtà da cui infine tutto dipende, anche se è così poco elegante e, soprattutto, così poco serio occuparsene.

Negli ultimi due o tre anni questa concentrazione degli interessi sui vertici e sui personaggi al vertice è diventata esclusiva, fino all'ossessione. ( chissà cosa direbbe oggi !! NdL).

Non era mai successo in questa misura.

Gli intellettuali italiani sono sempre stati cortigiani, sono sempre vissuti " dentro il palazzo". ma sono stati anche populisti, cosa che aveva creato in essi l'obbligo di interessarsi alla gente.

Ora anche attraverso Doxa o Pragma.
Ciò che avviene " dentro il palazzo" è qualitativamente e quantitativamente diverso da ciò che avviene " fuori dal palazzo".
Quello che avviene fuori è più moderno, più attuale, nuovo, avanzato.

Ma il mondo è descritto da chi vive dentro, atrici, ridicoli, pupazzeschi idoli mortuari.
In quanto potenti sono già morti, perchè ciò che faceva la loro potenza, ossia il modo d'essere degli italiani che lavorano, non c'è più; il loro vivere è burattinesco.

Fuori c'è anche un penitenziario, " il consumismo" e i personaggi principali di questa prigione sono i giovani........
"

Pier Paolo Pasolini 1° Agosto 1975

Lorenzo