mercoledì 1 aprile 2009

Sul vero e sul falso

Come nell'anima talvolta sussiste una nozione che prescinde dal vero e dal falso, e talvolta sussiste invece qualcosa cui spetta necessariamente o di essere vero o di essere falso, così avviene pure per quanto si trova nel suono della voce. In effetti, il falso e il vero consistono nella congiunzione e nella separazione. In sé, i nomi e verbi assomigliano dunque alle nozioni, quando queste non siano congiunte a nulla né separate da nulla. ... Dichiarativi sono, però, non tutti i discorsi, ma quelli in cui sussiste un'enunciazione vera oppure falsa. Tale enunciazione non sussiste certo in tutti: la preghiera, ad esempio, è un discorso, ma non risulta né vera né falsa.
Aritotele (Sull'interpretazione 1, 16 a9 -- 17 a7).

Io e la mia terra

"........Ma non credere che ti rimproveri. Se tu vuoi diventare uomo di lettere, e scrivere magari un giorno delle Istorie, devi anche mentire e inventare delle storie, altrimenti la tua Istoria diventerebbe monotona. Ma dovrai farlo con moderazione. Il mondo condanna i bugiardi che non fanno altro che mentire anche sulle cose infime e premia i poeti, che mentono soltanto sulle cose grandissime....."
Questo brano è tratto da Baudolino, scritto da U.Eco
Rispecchia un po' lo spirito alessandrino e la nostra città, una città sonnacchiosa, calma e a volte noiosa, ma piena di personaggi simili, capaci di raccontare storie che a volte diventano STORIA.
Lo scrittore è uno di noi.
In questo pezzo ho capito come siamo fatti, e finisce che vivere fra la nebbia e in un luogo senza passioni, senza miti e con poche leggende non è più fonte di sofferenza.Certo, ho sognato di vivere a Parigi o a Lyon ( la Francia mi ha sempre esercitato una attrazzione anche intellettuale), di percorrere le stesse strade di Sartre, di leggere Lacan in un cafè parigino, aspirando a luoghi più magici e coinvolgenti.
Era poco sopportabile vivere in una città di pianura piatta e umida ,prevedibile come Alessandria.
Ma questo libro mi ha cambiato, ci ha dato una via di uscita,una spigazione , una chiave di interpretazione.
Ricordo alla presentazione, nella sala del comune, di questo libro. U. eco ci disse: "..... Baudolino è stato scritto con una strizzatina d'occhio per voi alessandrini....."
Cosa voleva dirci?
La risposta sta nel suo modo di parlarci, sia come baudolino che come scrittore, una risposta puntuale,sorprendente, perchè leggendo il libro è come se si allargassero gli orizzonti, una schiarita fra la nebbia sempre presente. Eco era tornato nella sua città per parlare dei suoi libri e non a raccontare la sua alessandrinità,come molti avrebbero sperato. ma con grande miopia i molti non si sono accorti che spesso Eco ha parlato di Alessandria,anche quando non sembrava, ha parlato tramite le fantasie di Baudolino, le sue gesta, dicendoci che il mondo basta volerlo è aperto a tutti e poco conta dove abbiamo casa.
Ci mette anche in guardia, guai diventare falsari della storia e delle origini, il mondo alla fine potrà crederci, diventando così il nostro sogno il più pericoloso di tutti.
Ci dice anche che la nostra ironia dissacrante( noi alessandrini siamo maestri) è una forza capace di esorcizzare tradizioni cristiane, le credenze cattoliche, potere temporale, imperatori.
Conta anche quello che abbiamo dentro e quello si forse dipende anche dove siamo nati, gli usi della nostra terra, l'odore delle cose intorno a noi.
Ricordo un passo finale del Nome della rosa, sempre dello stesso autore:
" Ormai l'abbazia era condannata. quasi tutti i suoi edifici raggiunti dal fuoco.
Salve rimanevano le parti non edificate, l'orto, il giardino davanti al chiostro..................."
L'abbazia e la biblioteca, simboli dell'uomo, cultura e Dio, del semiotico e del culturale,si dissolvono, ma l'orto e il giardino no, ossia la natura, la terra natia, l'indecifrabile.
Ecco perchè conta da dove veniamo, forse è l'unico inizio per sapere dove andremo.

giovedì 26 marzo 2009

L'uomo oggi


Non è mai la virtù, ma sempre il vizio a dirci chi è di volta in volta l'uomo.
Aristotele

domenica 22 marzo 2009

Ritorniamo al concetto di idea

IDEALISTA,
questo è un termine che viene oggi usato in modo un pò dispregiativo.
In genere destinato a persone che, apparentemente,sembrano vivere fra le nuvole o che non hanno contatto con la realtà. Ma cosa sarebbe la realtà senza idee,senza gli idealisti o i filosofi?
Le Idee.
La ragione permette di cogliere qualcosa di diverso dalla realtà materiale, qualcosa di assoluto ed universalmente valido.
Esiste davvero questo qualcosa? Se non esiste, allora non vi può essere alcuna conoscenza sicura e non resta che l'opinione sensibile, come sostenevano i sofisti. Ma noi abbiamo conoscenza di essenze che non hanno alcun riscontro nella realtà sensibile e che quindi non possono derivare dall'esperienza.
Tali sono, ad esempio, i concetti matematici e i giudizi etici. Bisogna perciò ammettere una forma di realtà diversa da quella delle cose sensibili: una realtà immateriale, universale, immutabile ed eterna.
Questa realtà è costituita dalle idee (dal greco eidos = forma).
Esistono così realmente, ad esempio, le idee di figura, di virtù, di bene, a prescindere dalle singole figure, dalle singole azioni virtuose, dalle singole cose buone. Inoltre le idee sono molteplici, mentre unico è l'essere immutabile di Parmenide da cui forse, più che da Socrate, trae origine la dottrina platonica. Il mondo della natura nel suo continuo divenire e nella sua relatività, è un misto di essere e di non essere e cerca di riprendere il mondo delle idee, che sono appunto le forme reali ed immutabili delle cose.
Come oggetti della conoscenza razionale le idee sono dette da Platone enti o sostanze e sono nettamente distinte dalle cose sensibili. Per la prima volta nel Fedone si tirano le somme delle critiche che Platone ha rivolto ai Sofisti nei dialoghi precedenti. Il difetto fondamentale dei Sofisti è che essi si rifiutano eli procedere al di là delle apparenze: perciò ne rimangono prigionieri e, propriamente parlando, non sono filosofi.
La filosofia consiste nel procedere al di là delle apparenze e in primo luogo delle apparenze sensibili. Cómpito della filosofia, si dichiara nel Fedone, è quello di distogliere l'anima dall'indagine «fatta con gli occhi, con gli orecchi e con gli altri sensi», e di raccoglierla e di concentrarla in se stessa in modo che essa scorga «l'essere in sé»; e proceda così dalla considerazione di ciò che è sensibile e visibile alla considerazione di ciò che è intelligibile e invisibile.
Viene innestata qui nel tronco della filosofia socratica l'opposizione propria dell'Eleatismo tra la via dell'opinione e la via della verità; e viene posto, come oggetto proprio della ragione, l'essere in sé........... l'idea.

sabato 14 marzo 2009

Perchè parlo di filosofia

Il titolo dovrebbe continuare...perchè tento parlare di filosofia, non mi voglio mettere sulla cattedra di chi ,invece sa parlare di filosofia, ma comunque ci provo.
In questo campo sono autodidatta, completamente, ho letto e continuo a leggere molto perchè mi piace leggere in generale, ma soprattutto di filosofia.
In questo blog parto sempre da problemi reali, della vita di tutti giorni e, a volte, dalle questioni dominanti quel tal momento, tipo eutanasia ecc.............
Perchè " tramite la filosofia"?
Dal suo sorgere con Socrate, Platone, Aristotele , lo stoicismo ecc.. la filosofia, prima di rinchiudersi nelle aule accademiche e diventare autoreferenziale, è stata applicata al mondo della vita per reperire forme sempre migliori di governo per la città e governo di sè.
E mentre la psicoanalisi si è" limitata " a curare le sofferenze dell'anima ( cosa fra l'altro assai necessaria) provocate dalle condizioni del mondo, ottenendo una sorta di presa di distanza idividuale dal vuoto di senso,la filosofia non ha mai esitato a mettere in discussione il mondo , il mondo di tutti, non ogni mondo individuale, che oggi si identifica con la tecnica, in cui sono da reperire le ragioni dell'insensatezza.
Dall'insensatezza non si esce con la cura, perchè il disagio non ha origine dall'individuo, ma dal suo essere inserito in uno scenario,quello tecnico, di cui gli sfugge la comprensione.
E se il problema è di comprensione,gli strumenti filosofici sono gli unici idonei, per me, per orientarsi in un mondo il cui senso, per l'uomo, si sta facendo sempre più oscuro.

martedì 10 marzo 2009

Dark City

domenica 8 marzo 2009

Mimose