venerdì 11 dicembre 2009

Il governo della paura




Una decina di giorni fa i ministri dell’Interno Maroni e degli Esteri Frattini, ma anche tanti altri esponenti di centro-destra, esultarono dopo gli arresti disposti dalla Digos di Brescia: confermavano, dissero, che le attività terroristiche in Italia non si dedicavano più solo proselitismo, ma risultavano impegnate in attività operative vere e proprie: “Dimostrano l’esistenza di una minaccia concreta, seria che viene fronteggiata benissimo, sforzi che hanno consentito ancora una volta un gran colpo di successo”.
Il gran colpo di successo consisteva nell’arrestato due pakistani, padre e figlio, titolari di un’agenzia di trasferimento di denaro, la “Madina Trading”.
Secondo l’accusa i due erano coinvolti nell’organizzazione della strage di Mumbai in India del novembre 2008, con la loro agenzia, e attraverso transazioni clandestine, finanziavano le attività terroristiche.
I due però non dovevano essere una minaccia molto seria, e l’operazione che li ha portati in carcere non sembra sia un gran colpo di successo.
Perché i giudici del riesame di Brescia li hanno scarcerati annullando l’ordine di arresto. O si è preso un clamoroso abbaglio prima, o ha adottato una decisione sbagliata ieri il tribunale del riesame. Non se ne scappa.
Non è la prima volta, e bisognerebbe farne un catalogo.
C’è stato il caso di alcuni tunisini, dei poveracci che pescavano al largo di Ostia; li si arrestò sostenendo che detenevano esplosivo per attentati; dopo qualche settimana furono scarcerati, dell’esplosivo nessuna traccia; un’altra volta si ipotizzò che dei malcapitati volevano inquinare l’acquedotto di Roma, nel mirino nientemeno che l’ambasciata americana; e chissà quante tonnellate di veleno dovevano avere, per poter inquinare l’acquedotto, una sciocchezza sesquipedale, ma venne presa sul serio.
Poi svanì, come il veleno, che non si trovò mai. Si parlò anche di attentati a Bologna, alla cattedrale di San Petronio. Ci furono arresti.
Il terrorista si rivelò poi solo uno sfortunato studioso d’arte.
Insipienza di chi conduce questo tipo di operazioni? Forse.
Ma si può anche sospettare che tutto ciò risponda a una logica, che si può definire: “Il governo della paura”.
Fino a poco tempo fa – esistono documentate ricerche indipendenti al riguardo – i notiziari televisivi pubblici e privati – erano infarciti di una quantità di notizie relative a fatti di violenza e di sopraffazione; quasi che in questo paese non si facesse altro che uccidere, rapinare, stuprare, massacrare di botte.
C’è chi, cavalcando queste campagne, e facendo leva su legittime paure, ha vinto le elezioni.
E’ quello che il professor Jonathan Simon chiama “Il governo della paura”: l’uso politico della paura che consente di ridefinire i poteri del governo, il ruolo della famiglia, della scuola, la posizione dell’individuo nella società; e si giustifica una politica di legge e ordine.
A ulteriore conferma: le agenzie hanno diffuso una nota allarmata del vice-sindaco di Milano Riccardo De Corato: “Fuori dalle scuole si spaccia con grande facilità. In seguito a un’informativa degli operatori dell’associazione poliziotti italiani, sono stati rafforzati i controlli e le ispezioni a sorpresa effettuati in abiti civili dalla polizia locale al di fuori di una decina di istituti scolastici dove è stato segnalato l’uso di sostanze stupefacenti”.
Il risultato della brillante operazione? Nove sanzioni a studenti sorpresi a fumare hashish. Proprio così: in una settimana, hanno scoperto nove ragazzi che fumavano spinelli, e li hanno multati.
Questa la situazione, questi i fatti.
Fonte

giovedì 10 dicembre 2009

Sine Titulo

martedì 8 dicembre 2009

Mi spieghi sig.Presidente



Sig. Presidente della Repubblica, lo so, sta diventando un pò noioso che io mi rivolga sempre a Lei e la formula presumo stia diventando noiosa per chi mi legge. Ma è di Lei che vorrei parlare perchè ho letto qualcosa sui giornali che lì per lì non ci avevo pensato.
Poi una notizia letta stasera online mi ha fatto sussultare.
La notizia di stasera riguarda la sua persona che difende il cardinale Tettamanzi, un signore rispettabile è vero, presa d'assalto politicamente da quella banda di trogloditi con la camicia verde che stanno anche al governo.
La mia riflessione è abbastanza semplice ma forte, le chiedo:
Ma doveva scomodarsi il mio presidente della mia nazione per difendere un cardinale???
Non le sembra ci sia sproporzione?
Non ho mai visto il Papa scomodarsi per difendere un magistrato o un ex Presidente della Repubblica( carica più importante di un cardinale) come O.L Scalfaro offeso in senato dal capo del governo, beh nemmeno lei si è scomodato molto a dire il vero.
Ma perchè per Tettamanzi si?
Ma non è solo questo che mi turba, e non è poco, quello che mi preoccupa maggiormente è:
perchè difendere uno del Vaticano quando attaccato politicamente da un onorevole e non difendere lo stato o il parlamento o un padre disperato di una figlia in stato vegetativo quando attaccato politicamente dal Vaticano?
Questo mi turba molto, specialmente quando in questi atti politici c'è lei di mezzo, la carica più alta dello stato, che difende un prete e sta zitto quando un altro prete attacca le leggi del mio stato.

Lorenzo

Processo alla Eternit di Casale M.To


Della A/H1N1, più nota come influenza suina, e che ha allarmato l'Italia ed altri paesi in questi mesi, sappiamo tutto (o quasi). Ancora non se ne conosce perfettamente l'estensione ma i suoi effetti, come quelli di molti virus conosciuti, sono immediatamente tangibili. Ci sono invece malattie le cui manifestazioni cliniche più eclatanti, spesso ineluttabili, compaiono anche dopo trent'anni. Una di queste è l'"Asbestosi", malattia dei polmoni causata dall'inalazione di fibre di asbesto. L'asbesto, meglio conosciuto come "amianto" è una sostanza che è stata utilizzata nel secolo scorso in vari campi: l'edilizia, l'industria navale, ferroviaria, automobilistica, chimica... ed il suo uso è stato proibito in molti paesi (in Italia con la Legge n. 257/1992) perché anche un contatto minimo con le sue fibre può provocare l'insorgenza di un carcinoma.

Lo sanno bene i cittadini di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria ( io ci ho fatto le superiori). 35mila abitanti. 1500 morti. "Dal '75 si iniziava a capire che l'amianto faceva male però c'era da lavorare. I proprietari facevano orecchie da mercante ma ora ci si è ammalati tutti. Appena senti un pizzichino nella schiena – noi che lo sappiamo com'è la faccenda – vai all'ospedale, ti dicono: mesotelioma pleurico non operabile. E sai già che è finita".

Anni di battaglie legali. 200mila pagine di carte, 2900 parti lese, 10 parti civili.
Giovedì 10 dicembre a Torino l'amianto, e le multinazionali che lo hanno utilizzato sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini che ne hanno respirato le polveri, andranno a processo. "Si tratta - afferma il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti - del più grande processo di questa natura mai celebrato. Dietro le carte ci sono le storie di migliaia di vittime e dei loro familiari. E ci auguriamo che tutti i Tg, i Gr le grandi piazze televisive - vogliano dedicare a questa tragedia alle sue cause ai testimoni almeno lo stesso spazio dedicato al delitto di Perugia o alla autodifesa di qualche politico condannato o inquisito". Già, perchè di questa tragedia, di queste vite spezzate in una lenta, atroce agonia, non se ne parla. E intanto nel mondo sono tuttora aperti numerosi stabilimenti che lavorano la fibra d'amianto in modo letale. "Per questo - afferma Nicola Pondrano, segretario della Camera del lavoro di Casale ed ex operaio - il nostro processo serve a porre le condizioni per iniziare una battaglia globale nel vero senso del termine. Vogliamo fare in modo che paesi come il Canada la smettano di essere i più grandi esportatori al mondo di questo materiale e che potenze grandi ed emergenti come Cina e India non lo lavorino più, affinché quello che è successo in Europa, a Casale, non avvenga più nel mondo".

Nell'intera Unione Europea il 10 dicembre è stata organizzata una mobilitazione globale. Lo stesso giorno in cui, 61 anni fa, veniva adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo che sancisce agli articoli 23 e 25 "il diritto a soddisfacenti condizioni di lavoro", "il diritto alla salute e alla sicurezza in caso di malattia…"

Oggi le fabbriche Eternit sono chiuse. Lo sono dal 1986, eppure gli esperti di mortalità per amianto affermano che la malattia, nei luoghi dell'esposizione, raggiungerà il suo apice nel 2020. Dopo 30 anni di latenza.

Al processo di Torino non sarà svelata la cura contro l'"Asbestosi", i familiari non potranno rivedere i loro cari deceduti se non nei documenti e nelle foto che attestano la terribile morte. Nessuna sentenza, per quanto giusta, potrà risarcirli. Ma un giusto processo (che qualcuno, vergognosamente, vorrebbe "breve" anche per le morti sul lavoro) e una giusta attenzione di giornali e televisioni servirebbero almeno a non vederli uccisi per la seconda volta.

Per quanto riguarda il mesotelioma, il tumore alla pleura causato dall'amianto, ho già scritto un post tempo fa.

lunedì 7 dicembre 2009

Appello al Presidente della Repubblica




Dal popolo " viola " pubblico volentieri questo appello che faccio anche mio:


"Presidente, Giorgio Napolitano, Le CHIEDIAMO a nome di tutti i cittadini e cittadine che aderiranno a questo appello di NON APPORRE LA SUA FIRMA sotto norme di legge che possano minimamente ledere o violare il diritto costituzionale di uguaglianza davanti alla legge.
Il dovere civile di ognuno di noi ci impone di rispettare e far rispettare la legalità e pertanto quanto scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana.
La sua storia politica e il suo costante impegno istituzionale, sapranno leggere in queste semplici parole, la nostra profonda preoccupazione accompagnata da una ferma volontà di impedire la ben che minima deroga ad un principio fondante la nostra democrazia. Con osservanza."


Tutti sono pregati di diffondere questo appello sui propri blogs.

Lorenzo


venerdì 4 dicembre 2009

Costruiamo centri di cultura laica



Della cultura araba poco si sa, tranne che inventarono i numeri ( e vi sembra poco?).
Oggi molti dimenticano che esiste un importante mondo culturale laico arabo con cui è fondamentale costruire un ricco e proficuo dialogo. Dalla filosofia alla medicina e alle scienze.
Sono pochissimi i casi in cui vengono favoriti veramente gli incontri fra la cultura araba e quella occidentale. Un bell'esempio viene dalla Sardegna dove è stata aperta la prima biblioteca della cultura e civiltà araba.
In questi mesi non si è fatto altro che parlare di Islamismo.
Ricordo che l'Islam non è altro che l'applicazione dei principi musulmani nella costituzione di uno stato, tipo Arabia Saudita o Iran.
Quindi è errato chiamarla cultura islamica, o dire gli islamici.
E' come se a noi italiani ci chiamassero chierici o preti.
Un pò di chiarezza quindi:
1) gli islamici sono i fautori di uno stato religioso musulmano.
2) Gli arabi sono un popolo.
3) La loro religione è musulmana
4) La maggior parte degli stati arabi è laica e non vige nessuna legge islamica, gli stati arabi laici per eccellenza sono la Tunisia, il Marocco, l'Iraq, la Giordania e la Palestina, da qui il tentativo da parte di Al Qaida di islamizzare il popolo palestinese.
5) Gli iraniani, gli afghani e i pakistani non sono arabi.

Nella fase storica che si è aperta con l’11 settembre e l’invasione dell’Iraq, la questione dell’identità culturale assume un’urgenza particolare.
Detto ciò io ho sempre auspicato che si inizino a creare questo tipo di centri, uno scambio culturale, affinchè ci si possa conoscere per quello che siamo e non per quello in cui ci dicono di credere.

Lorenzo

giovedì 3 dicembre 2009

Cardini: la truffa della paura, ieri gli ebrei e oggi l’Islam



Da persona libera non posso che condividere questo articolo e questi principi di libero culto.
Vorrei però spostare il tiro sul fatto che preferirei si costruissero magari centri di cultura araba laici e non basarsi sempre sulla religione.
Ma questo sarà argomento di un mio prossimo post
Lorenzo

Preoccupazione in tutta Europa per il divieto alla costruzione di nuovi minareti in Svizzera. Il Vaticano fa propria la posizione dei vescovi elvetici per quello che viene definito «un duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione». Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è «un formidabile regalo all’islamismo più eccessivo». E mentre la Lega Nord si fa notare per l’ennesima provocazione (referendum anche in Italia, con la croce da aggiungere al tricolore), il grande medievista Franco Cardini accusa: disinformazione e pregiudizio, una miscela esplosiva da politici irresponsabili che cercano capri espiatori per sfuggire alla crisi.

«Un segnale molto grave», quello che viene dalla Svizzera. Intervistato da Cecilia Moretti per il newsmagazine della fondazione “Farefuturo”, Cardini cardinisostiene che quelli agitati dagli svizzeri sono semplici pretesti: «Gli ambienti si modificano col tempo e l’umanizzazione, per cui è illogico dire che il paesaggio svizzero non sopporta i minareti. Quando sono arrivati i romani, probabilmente agli elvezi le loro torri non piacevano; quando poi gli elvezi diventarono cittadini romani pagani, probabilmente non amavano i campanili».

Secondo Cardini, si svela così la pretestuosità della motivazione estetica contro le moschee: per non parlare dei «troppi e infami abusi edilizi che circolano». Altrettanto superficiale la presunta ragione simbolica, cioè il fatto che il minareto sia un emblema di egemonia musulmana: «Non mi pare che la monumentale sinagoga romana stia ad indicare che Roma è in mano agli ebrei, né che possa sembrare un’offesa alla religione dominante lì».

Il timore prinicipale, in realtà, è che la moschea possa diventare un luogo di aggregazione estremistica, una fucina di futuri terroristi. Accusa accettabile? No, risponde Cardini: è la legge che deve valere, «per qualsiasi luogo di ritrovo», non solo islamico, e possibilmente agendo contro la minaccia terroristica «senza umiliare un’intera comunità religiosa», negandole un simbolo importante. «D’altronde – aggiunge lo storico – non so come la prenderemmo noi cattolici se sua maestà britannica con la scusa islamche le chiese cattoliche possono essere un nodo di terrorismo nell’Ulster, e lo sono state, chiudesse tutte quelle che vi sono nella zona».

Il problema, accusa Cardini, è la paura. O meglio, «una paura artificialmente ipertrofizzata». Originata a livelli alti «da una volontà demagogica di servirsi di questo sentimento per scopi politici» e a livelli bassi da tre fattori fondamentali: «L’ignoranza, la disinformazione e il pregiudizio». Evidente, per Cardini, la strumentalizzazione in corso: «A promuoverla sono i circoli che stanno attorno alla Lega, alcuni gruppi di cattolici oltranzisti, alcuni settori di laiscisti estremisti, fautori di una desacralizzazione completa dell’Occidente, che vogliono colpire nell’Islam un gruppo religiosamente compatto». Per fortuna, il Vaticano si mantiene lontano dall’oltranzismo: «Se la Chiesa cattolica dovesse prendere una posizione anti-islamica, coerentemente ne dovrebbe prendere anche una anti-protestante, anti-ebraica, anti-buddista. E giustamente si guarda bene dal farlo».

È giusto affidare certi quesiti a un referendum, domanda Cecilia Moretti? No, taglia corto Cardini: troppo spesso il referendum nasce da chi ha bisogno di «sventolare lo spauracchio della maggioranza numerica», per fini «evidentemente di speculazione politica» secondo un meccanismo di pressione mediatica «che fa leva sulle paure della gente, alimentandole». missiliUn processo, avverte Cardini, «non meno violento di uno di tipo militare o squadristico».

E non è strano, continua la Moretti, che una risposta del genere venga proprio dalla Svizzera, da sempre un paese aperto al perseguitato e allo straniero? La Svizzera non è così accogliente, afferma Cardini: «Durante la seconda guerra mondiale è stato un paese aperto ai perseguitati chic. Apriva le porte volentieri quando si trattava di perseguitati eccellenti, il grande studioso, il grande intellettuale, il grande politico, ma il perseguitato normale lo rimandava anche tranquillamente indietro».

I manifesti che in Svizzera invitavano a votare contro il luogo di culto musulmano presentavano un affastellarsi di minareti come missili puntati verso l’Occidente. «Il paradosso – dice Cardini – è che questi stessi che hanno invitato con successo gli svizzeri a votare contro i minareti a forma di missile sono quelli che hanno invitato, con altrettanto successo, gli stessi svizzeri a costruire più missili e a venderli». Il referendum sui minareti è stato infatti abbinato a quello per l’abolizione del commercio di armi «a cui tutti i buoni cittadini svizzeri, sentendosi toccati sul portafoglio, hanno risposto di no».

Per Cardini «è chiaro il modello di società che emerge» dal voto elvetico. «L’islam, però, non è affatto un’ideologia anti-occidentale», avverte il grande studioso: «E’ una fede abramitica, sorella dell’ebraismo e del cristianesimo, ed è da sempre complementare rispetto al mondo occidentale». Secondo Cardini, l’Islam è anzi uno degli elementi costitutivi bin ladendella nostra stessa civiltà. «Noi abbiamo cominciato a leggere Aristotele perché ce l’hanno passato i musulmani».

Certo, sull’orizzonte incombe sempre un certo Osama Bin Laden. «Che nell’Islam ci siano anche correnti come Al Qaeda è un altro discorso», puntualizza Cardini. «C’è un terrorismo musulmano che va condannato e combattuto, però non soltanto con esercito, polizia, intelligence, ma anche combattendo alla radice tutte le ragioni che inducono persone, che molto probabilmente non sono peggiori di noi, a diventare terroristi, iniziando da sperequazioni e ingiustizie».

La prima delle quali, per esempio, sta nel negare diritti religiosi: «Il fondamentalismo agisce in realtà come un’organizzazione segreta». Aprire «centri regolamentati» come le moschee potrebbe favorirne il controllo. Divieti, emarginazione, demonizzazione: negare il diritto alle moschee significa proprio aiutare il terrorismo a far proseliti. Meglio allora procedere in direzione opposta, per esempio – come suggerito da Gianfranco Fini – chiedere che nei centri islamici nostrani la predica sia pronunciata in italiano, «garanzia che nessun imam predichi cose contro la legge».

Intanto, dalla Svizzera tira una gran brutta aria. «È indice del punto in cui è arrivata la notte e del vento di squilibrio che sta attraversando tutta l’Europa e tutto il cosiddetto Occidente», dice Franco Cardini al periodico di “Farefuturo”. «Avvertiamo il disagio e la crisi e andiamo a caccia di capri espiatori», grazie ad una «politica disonesta» che preferisce «pescare nel torbido», incurante dell’abisso nel quale la storia può sprofondare: «Oggi c’è il musulmano, come nell’Europa del Cinquecento la strega e nella Germania di Weimar l’ebreo» (info: www.ffwebmagazine.it).

http://www.libreidee.org/2009/12/cardini-la-truffa-della-paura-ieri-gli-ebrei-e-oggi-lislam/