lunedì 10 maggio 2010

Bloggers




Vorrei, in questo post, fare una domanda o iniziare una discussione comune. Mi interessa la vostra opinione.
La domanda è la seguente:
Secondo voi, avendo un blog, è possibile ampliare le proprie capacità cognitive e la propria intelligenza?
Le ragioni possono essere molteplici, anche individuali, come ad esempio una certa base di partenza. Ma il fatto di averlo, di scriverci, di relazionarsi in libertà è accrescitivo per la propria persona?
Io dico di si.

Lorenzo

"Qualsiasi cosa fai o sogni di fare, comincia a farla…
Nell’audacia c’è genio, potere e magia."
Arthur Rimbaud

domenica 9 maggio 2010

9 Maggio 1978, morte di un eroe dimenticato




“Tra la casa di Peppino Impastato e quella di Gaetano Badalamenti ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio, con uno scirocco gelido che lavava i marciapiedi e gonfiava i vestiti. Mi ricordo un cielo opprimente e la strada bianca che tagliava il paese in tutta la sua lunghezza, dal mare fino alle prime pietre del monte Pecoraro. Cento passi, cento secondi: provai a contarli e pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai a Peppino, con i pugni in tasca, tra quelle case, perduto con i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo alla Sicilia.”
(Claudio Fava, “Cinque delitti imperfetti”, Mondatori 1994, p.9)


Peppino Impastato: Sei andato a scuola, sai contare?
Giovanni Impastato: Come contare?
Peppino Impastato: «Come contare», uno, due, tre, quattro. Sai contare?
Giovanni Impastato: Sì, so contare.
Peppino Impastato: E sai camminare?
Giovanni Impastato: So camminà.
Peppino Impastato: E contare e camminare, insieme, lo sai fare?
Giovanni Impastato: Sì, penso di sì...
Peppino Impastato: Allora forza. Conta e cammina. Dai. [prende il fratello per il braccio e comincia a camminare] Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto..
Giovanni Impastato: Dove stiamo andando?
Peppino Impastato: [alza la voce] Forza, conta e cammina! [...] ottantanove, novanta, novantuno, novantadue,
Giovanni Impastato: Peppino...
Peppino Impastato: Novantatré, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi c'abita qua?
Giovanni Impastato: Ammuninne [sottovoce, intimorito]
Peppino Impastato: [inizia a urlare] Ah, u'zu Tanu c'abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te! «Salutiamo zu' Tanu!» «I miei ossequi, Peppino. I miei ossequi, Giovanni». E invece sono loro i padroni di Cinisi! E mio padre, Luigi Impastato, gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti!
Giovanni Impastato: È nostro padre.
Peppino Impastato: Mio padre, la mia famiglia, il mio paese!!! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!!!

"Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale. Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c'è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: "voglio abbandonare la politica e la vita". Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio. Come l'anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l'editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell'Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell'onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall'altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino. Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente."
(Salvo Vitale) [Discorso fatto alla Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]

Anni 60. Peppino Impastato, giovane ragazzo nato da una famiglia strettamente legata alla mafia, vive a Cinisi, una cittadina siciliana. La sua casa è situata a cento passi dalla casa di Tano Badalamenti, il padrino locale. Suo papa spera di fare di lui un personaggio influente della malavita. Ma più grande, Peppino diventa un adolescente ribelle e idealista. Presto attirato dal comunismo, comincia a lottare apertamente contro la mafia, mettendo cosi la sua vita in pericolo...

Nel 1965 fonda il giornalino L’Idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.

Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.

Per non dimenticare.....mai!

Lorenzo

giovedì 6 maggio 2010

Decreto Alfano



Dal blog di Enzo di Frenna volentieri pubblico e invito tutti a fare altrettanto:

Ho sentito a telefono l'avvocato Guido Scorza, il segugio dei provvedimenti legislativi anti internet. Il DDL Alfano che imbavaglia la cronaca giudiziaria e riduce il potere delle intercettazioni, non ha subito grandi modifiche. Quindi la norma che obbliga i blogger a pubblicare una rettifica relativa al contenuto di un post, entro le 48 ore successive alla pubblicazione on line, è rimasta intatta. Ci sono due emendamenti che puntano a svotare questo aspetto della norma - di cui uno è stato elaborato da un parlamentare del PD - ma a quanto mi risulta non sono stati recepiti. Ciò significa che, se nelle prossime settimane venisse approvato il DDL Alfano, scatterebbe la museruola anche per i blog.

Che cosa possiamo fare? Che tipo di protesta possiamo inventarci? Una roba semplice, di facile organizzazione, magari attraverso un tam tam della Rete. Inviatemi le vostre proposte nei commenti del mio blog. Nel frattempo mi faccio venire anch'io un'idea.

E. Di Frenna

E dal blog dell On. Massimo Donadi ( IdV)

Non aspettiamo l’ultimo momento per mobilitarci.
Mentre il Paese attende i risultati delle indagini della magistratura sulle inchieste che stanno esplodendo in questi giorni, il governo sta procedendo a tappe forzatissime verso l’assoluzione finale, ovvero, l’approvazione delle
legge sulle intercettazioni.
C’è una cosa che deve essere chiara a tutti: questa di
Scajola sarà l’ultima vicenda di cui gli italiani potranno leggere e che i giornalisti potranno raccontare.
Con la nuova legge sulle intercettazioni, se un politico avrà commesso un reato, sapremmo solo se, alla fine delle indagini, è stato arrestato ma non potremmo mai sapere perché, di quale reato si è macchiato. Un po’ quello che, in realtà, il
Tg1 di Minzolini sta tentando di fare da tempo.
Solo che da domani sarà legge e tutti dovranno attenersi ad essa, pena la decapitazione economica e finanziaria. La legge sulle intercettazioni è la soluzione finale sognata da
Berlusconi per risolvere la piaga della corruzione in Italia: mettere il bavaglio alla stampa e legare le mani alla magistratura. Se nessuno sa che un reato è stato commesso il reato non c’è.
E’ la prima regola del berlusconismo che abbiamo imparato sulla nostra pelle: se non ci sei, non esisti.
Di fronte a tutto questo, non dobbiamo stare ad aspettare. Non dobbiamo subire, per l’ennesima volta, piegando la testa. Di fronte ad una legge che non solo bloccherà le intercettazioni ma, quel che è peggio, fermerà per sempre qualsiasi notizia relativa a procedimenti giudiziari, dobbiamo prepararci già da adesso.
Sindacati, associazioni, politici, cittadini, giovani, donne, pensionati, tutti quelli che hanno a cuore la tenuta democratica di questo Paese, scendano in piazza per mettere in piedi la più
grande mobilitazione di popolo che si sia mai vista negli ultimi 20 anni.
Quella delle intercettazioni, insieme alle altre progettate da Berlusconi, sono norme che prendono l’Italia, la tolgono dall’Europa e la sbattono in qualche staterello del sud est asiatico. Portiamo il Paese in piazza.
I sindacati proclamino una giornata di
sciopero nazionale e noi saremo con loro. Si chiudano le saracinesche dei negozi, l’Italia si fermi per un giorno: a chi vuole toglierci l’ultimo spiraglio di verità che ci rimane, facciamo sentire i palpiti dei nostri cuori uniti.

mercoledì 5 maggio 2010

Blog Museo




Chissà cosa si dirà fra cento o duecento anni di questo blog.
Qualche archeo-blogger, alla ricerca del blog perduto, troverà questo sinistro titolo: " Logos nella nebbia" e per prima cosa si chiederà chi lo avrà scritto e che significato avesse( almeno al giorno d'oggi così si fa nel cercare di tradurre i geroglifici).
Una cosa è certa, sulla mia lapide non scorreranno i post per futura memoria!
Innanzitutto cercherà di interpretare il mio logo, un uomo di spalle in mezzo ad un prato con del fogliame intorno.....e una zucca vicino.
Beh le sue considerazioni saranno che a scriverci era un uomo, amante della natura, mezzo ortolano, un pò zuccone, magari ferroviere e che visse sicuramente al nord, visto le intemperie intorno a lui.
Poi passerà al titolo del blog. Riconferma sicura che vivevo al nord, vista la presenza della nebbia, Il logos beh quello è facile, un appassionato di filosofia.
Ma la ricerca più dura sarà l'interpretazione dei post, per non parlare delle foto.
Inizierà cercando di dargli una connotazione, una classificazione logica:
Scriveva di politica, di filosofia, musica, cucina, di se stesso, degli altri, di un certo Berlusconi.
Fotografie di un orientale che legge, farfalle, campi di lavanda, cucine, fiori, mare in burrasca, preti, disegni sul grano, cigni, carta da gioco, pulcini, operai, partigiani, contadini.
Che centrava il Logos in tutto questo bailame mediatico?
INCLASSIFICABILE!!!
Allora un nugolo di archeo-blogger provenienti da tutto il mondo, qualcuno anche dalle colonie di futuri mondi, lo studierà nei particolari, nelle frasi, nei sostantivi, aggettivi, commenti, cercando un filo conduttore. Ma nulla di fatto.
Non riusciranno a capire che persona io fossi stato.
Allora metteranno questo reperto in una stanza, non si sa ancora se in uno scantinato di museo o nella stanza segreta dell'Area 51, per futura memoria.
Ma un giorno di parecchi millenni dopo, un ragazzino di 14 anni circa, lo vedrà nel museo dell'archeo-web, insieme ad altri blog scoperti nei secoli precedenti, in una sorta di ala periferica senza nome, tutti in mostra su megaschermi ultrapiatti, con luci giuste e voci di sottofondo che leggono gli scritti, ma senza sapere chi fossero questi autori.
Questo ragazzino, dopo averli letti tutti, avrà una intuizione che passerà alla futura storia e scriverà questa frase nei bagni del museo:

Erano umani
, erano solamente se stessi

Lorenzo

lunedì 3 maggio 2010

Rapporto annuale sulla libertà di stampa nel mondo


Oggi, 3 maggio, si celebra in tutto il mondo la diciottesima “Giornata mondiale della libertà di stampa” indetta dall’Onu.
Numerose le iniziative in tutto in mondo e nelle grandi città italiane. Molto attesa la conferenza stampa di Reporter sans frontiers Italia che alla fine divulgherà la lista dei “ 40 Predatori della libertà di stampa”.

In anticipo rispetto agli altri anni giunge il rapporto annuale sullo stato di salute della stampa mondiale edito da Freedom House. Lo studio mette in luce una sensibile diminuzione della libertà di stampa mondiale per l'ottavo anno consecutivo, producendo un quadro globale in cui solo una persona su sei vive in paesi con una stampa libera.
Se vi starete chiedendo “come ci siamo classificati?”, sappiate che siamo settantaquattresimi nel mondo. L’unico Paese tra le grandi democrazie occidentali ad essere considerato “Partly Free” (parzialmente libero) è il nostro. L’unico paese dell’Europa che “conta” ad avere la libertà di stampa minacciata dall’attacco delle istituzioni è il nostro. Siamo in compagnia di Benin, Hong Kong e India. Se volessimo trovare un “cugino europeo” che stia peggio di noi dovremmo guardare ai paesi dell’Est o addirittura alla Russia.
Per Freedom House la concentrazione dei media nelle mani di un solo soggetto e la pesante interferenza del governo sull’operato dell’emittente pubblica, confermano lo stato dell’Italia come paese parzialmente libero.
Scrive FH “In Italia, un paese già classificato l’anno scorso come Partly Free, le condizioni sono peggiorate quando la stampa si è scontrata con la sfera personale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dando vita ad azioni legali contro le principali testate italiane e straniere e, soprattutto, introducendo la censura dei contenuti critici da parte dell’emittente pubblica.”
“L'Italia rimase stabile nella categoria parzialmente libera – scrive Karin Karlekar, che ha curato il rapporto per l'organizzazione - registrando un lieve calo di punteggio a causa dei tentativi palesi delle autorità di interferire sulla politica editoriale delle varie testate”
Questo è solo uno dei tanti primati negativi della nostra cara Italia.

Lorenzo

Si stanno "mangiando" i nostri sogni da ragazzo



Sono appena tornato dal supermarket. A dire il vero mi era venuto voglia di andare " per botteghe", come diceva mia madre e tutto il viciname negli anni '60, il rito mattutino del giro per bottegai per fare la spesa, rigorosamente alle 8 perchè una casalinga il suo orario se lo doveva fare in base alle esigenze della famiglia e queste ultime iniziano il mattino presto.
A onor del vero anche oggi succede così, le brutte abitudini non si perdono mai.
Il giro iniziava dai "commestibili" dove attendeva " la madre di Fabio", si perchè non aveva un nome ma uno status giuridico-civile di "madre di.."
Ricordo un giorno, avevo 7 anni, e mi disse " vai dalla mamma di Fabio a prendere 2 etti di prosciutto, prendi la mia bicicletta". Ritornai a casa con il prosciutto ma senza la bici, l'avevo dimanticata da Fabio.
L'indomani ripresero i rapporti solo fra madri mandrogne con l'esclusione dei figli.
Tornando al tempo presente queste voglie di relazionarsi con i bottegai rimangono nel cassetto perchè per comprare cibo non si deve parlare con nessuno.
Non si può più chiedere " ma è buono?" Domanda banale ma un rito per le nostre madri, sapendo che la risposta era sempre " certo che è buono, altrimenti non lo venderei ( aggiunta del neh qui da noi).
Oggi si compra l'insalata, rigorosamente imbustata ( da chi poi? Qualche schiavo extracomunitario malpagato), si passa poi davanti a scaffali, multicolor ma freddi e inodori. Si parla nella mente direttamente con le ditte produttrici tramite le etichette, anche se ci vorrebbe un chimico come traduttore.
Ora, dopo essere svanite le marche dei nostri sogni, dal TV Philco del pianeta Papalla fino alla frizzina passando per la Lambretta, ci hanno tolto ultimamente " l'omino coi baffi".
Eh si, la mitica caffettiera moka tutta italica e ritenuta dalle nostre madri la migliore è fallita.
La fabbrica chiude e gli operai a casa naturalmente, ma questo è solo un dettaglio.
Non ci sono più le madri di una volta, si dice.
E se iniziassimo di nuovo dalle botteghe?

Lorenzo

sabato 1 maggio 2010

Pellizza da Volpedo



Questo breve post è dedicato a tutti i lavoratori e a quelli che ancora, per tanti motivi, sono alla ricerca di un lavoro dignitoso, perchè non basta prendere un misero salario, bisogna averlo con rispetto per la dignità umana.
Lo faccio proprio il Primo Maggio, ricordando un pittore della mia terra, Pellizza da Volpedo, nato e vissuto in un paese del tortonese, in provincia di Alessandria, ricordando la sua frase approposito del suo dipinto più famoso: Quarto Stato.

Lorenzo

" Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune... "

(Giuseppe Pellizza, Volpedo, 1892)