domenica 20 giugno 2010

La polenta di Marengo

Commentando sul blog di Fel lei mi ha chiesto cosa sia questa torta.Quale altra ghiotta occasione per postarne la ricetta e presentare questa torta molto semplice ma gustosa tipica della mia città, Alessandria. Inventata nel 1931 dalla antica confetteria Chiabrera, una pasticceria molto nota in quegli anni in città.
E' l'ideale come dessert o come prima colazione o per uno spuntino pomeridiano servita con il thè.
A questo punto immagino penserete che io la mangi a qualsiasi ora. In effetti è così, ognuno ha i suoi difetti ( o pregi a seconda dei punti di vista).
Dove la compro ioRicetta:
125 gr di burro, 150 gr di zucchero, tre uova intere, tre tuorli, 125 gr di farina di mais, 30 gr di fumetto (si può sostituire con la maizena), 50 gr di fecola, due cucchiai di farina di mandorle (oppure di mandorle frullate finemente), la scorza grattugiata di un limone, 50 gr di uva sultanina.per la copertura: pasta di mandorle e pan di spagna sbriciolato.
Sbattere i tuorli con lo zucchero e incorporarvi gli albumi montati a neve. aggiungere le farine, il limone, l'uvetta e il burro appena fuso, delicatamente. versare il composto in una teglia imburrata e infarinata e cuocere nel forno medio (160°) per un'ora circa. ricoprire la torta con una foglia sottile di pasta di mandorle e cospargere con il pan di spagna finemente sbriciolato.

Lorenzo

sabato 19 giugno 2010

In ricordo di Josè Saramago




«Tutto nel mondo sta dando risposte, quel che tarda è il tempo delle domande.»

José Saramago

sabato 12 giugno 2010

Chi parla ancora della notte?



In questo bailame informatico-informante-deformante tutti parliamo del giorno, della luce, di ciò che è "visibile".
Ognuno ci mette poi le proprie opinioni, impressioni, sensazioni, informazioni aggiuntive.
La televisione ne è l'esempio più lampante. Tutto è fatto di luce, di immagini meravigliose, accativanti. Si ha la sensazione di vivere in un mondo luminoso fino al punto di crederlo vero e molti ci si tuffano in questa vita onirica, con il risultato che quando ci si parla sembra un dialogo fra extraterrestri.
Ma dialogo , nella accezione greca del termine, significa confronto verbale fra due o più persone, mezzo utile per esprimere idee.
Quello che capita da qualche anno è che il dialogo è solo una ricerca di conferma in ciò che si crede, credenza trasmessaci da chi televisione la fa, un modo per giudicare chi queste idee le ha recepite oppure no.
Chi non lo recepisce è fuori dai giochi.
In questi pseudodialoghi si parla solo del giorno. ma la notte?
Eppure la notte è l'altra faccia della medaglia, ciò che è in ombra, non immediatamente visibile, da ricercarsi con fatica.
Pure la religione si è fatta evento diurno. Parla dei problemi della società, contraccezione, divorzio, ecc.., tutti argomenti che chiunque ne può parlare. Essa ha ormai abbandonato il mistero della morte, il mistero della vita, la ricerca tramite il soprannaturale, indagare le zone d'ombra dell'animo umano.
AnteprimaL'evento notturno, questo sacro indagare, è lasciato al singolo, nel buio della propria solitudine.
Siamo ora molto lontani dalla filosofia degli anni '70 di Deleuze e Foucault, questi archeologi del sapere che indagavano la notte facendola emergere dalla propria oscurità.
Allora si parlava di ospedali, scuole, carceri, organizzazioni sociali, sessualità, facendole emergere in tutta la loro utilità sociale partendo dal senso dell'essere, dal lato oscuro dell'uomo e della società.
Tralasciando ormai questo aspetto dell'uomo, inteso come umanità, abbiamo spezzato, o dimenticato, la traccia di quei legami affettivi e comunitari che la nostra cultura dell'individualismo ha spezzato, sottraendo ai singoli quell'unica difesa di cui gli uomini dispongono per arginare il terrore della solitudine e della irreperibilità, una traccia che permetteva di guardare la notte.
Riguardo al sesso, ad esempio, la luce del giorno ce la fa vedere solo come un atto prettamente animale tramite il desiderio dell'immagine. Niente pensiero, solo gesto.
Foucault, indagando la notte, invece diceva :
" Dobbiamo capire che con i nostri desideri, attraverso i nostri desideri, si creano nuove forme di relazione, nuove forme d’amore, nuove forme di creazione. Il sesso non è una fatalità; è possibilità di una vita creativa ".

Un esempio di chi parla della notte:



Lorenzo


martedì 8 giugno 2010

Emendamento 1707, Norma "salvapedofili" e petizione antibavaglio


L'emendamento 1707.
Porta, tra gli altri, la firma di Maurizio Gasparri e di Gaetano Quagliariello, ed è da giorni al centro delle proteste di associazioni, politici e utenti del web. Che lo hanno già ribattezzato "Tutela Pedofili". Duri i commenti online: "Ecco l'ultima trovata di casa Pdl: niente obbligo di arresto per chi verrà sorpreso a compiere violenze sessuali 'di lieve entità' verso minori.
Denunciamoli e diffondiamo la notizia: è ora di dire basta a questo scempio".
Sulla stessa linea la denuncia delle donne di Italia dei Valori. Che scrivono: "Riteniamo che il concetto di 'violenza sessuale di lieve entità' non debba assolutamente entrare nella legislazione che riguarda i reati sessuali in danno di minori". Il rischio è "l'inevitabile riflesso negativo di questa norma sull'esito dei procedimenti giudiziari".
Per il Pd, "questa norma è un macigno che impedirà l'arresto in flagranza e il processo per direttissima dei pedofili".


"Uscite dal Parlamento".
Inizia così la lettera aperta che molti cittadini stanno inviando a Pierluigi Bersani e ad Antonio Di Pietro. Una lettera il cui testo è ripreso da un articolo di Marco Travaglio. Appuntamento il 15 luglio, in piazza Montecitorio a Roma. Dove centinaia di cittadini si dicono "pronti ad incontrare in modo pacifico" il leader dell'Idv e il segretario del Partito Democratico. Ed in molti chiedono alle forze di opposizione un gesto simbolico, "lasciare l'Aula durante i lavori su ddl intercettazioni". Continuano anche le micro manifestazioni dei viola. Che dopo il presidio a Firenze - durato un'intera settimana - annunciano nuove iniziative. Per oggi: appuntamenti a Roma e a Parma.


Il lavoro della società civile. Una nuova mobilitazione. Promossa dalla Federazione della Stampa Italiana, da Libertà e Giustizia e da altre associazioni. Che hanno deciso di presentare un esposto comune alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo e di "rivolgere un appello ai giuristi e ai costituzionalisti italiani, affinché formino un collegio di difesa per sostenere chiunque sarà colpito per aver disobbedito ad una legge ingiusta ed incivile". In cantiere, inoltre, la promozione di "una grande manifestazione nazionale, nei tempi e nei modi che si renderanno necessari qualora questo scellerato ddl dovesse andare all'approvazione".

Fonte La Repubblica

Petizione antibavaglio


Petizione contro emendamento 1707

Lorenzo

Illuminismo oggi


E' ancora attuale questo mio vecchio post, pubblicato il 10-11-2008?
Intendo, esistono ancora le ragioni per difendere le libertà rifacendosi a un tale principio?


Se l'illuminismo fosse solo una corrente di pensiero o il tratto tipico di un'epoca storica, la discussione potrebbe essere confinata nell'ambito delle dispute filosofiche.
Dopo avere definito lo stato di minorità da cui l'umanità deve uscire come "l'incapacità di servirsi del proprio intelletto", Kant attribuisce la responsabilità di tale minorità all'uomo "quando la causa non risiede nell'intelletto stesso, ma dipende dalla mancanza di determinazione e di coraggio nel servirsene, appunto, senza la guida degli altri".
Quindi c'è una responsabilità a non essere illuministi, che non investe solo le sorti della conoscenza, ma la dignità stessa dell'uomo, che rinuncia a servirsi, proprio di ciò che lo distingue: l'uso della ragione.
Con l'Illuminismo, il gesto filosofico diventa " gesto etico " e, per effetto di questa saldatura, l'illuminismo non è più solo la caratteristica di un'epoca storica, ma la prerogativa della condizione umana, che non può essere disattesa, se non al costo, come dice Kant " di violare e calpestare i sacri diritti dell'umanità".
E' quindi eticamente doveroso essere illuministi, non solo per salvaguardare l'autonomia del proprio giudizio, ma anche per garantire questa autonomia alle generazioni future, della cui libertà di pensiero siamo responsabili.
Quanto basta per dire che l'illuminismo,quindi l'uso della ragione, non è una caratteristica di un'epoca, ma un dovere etico da trasmettere ogni volta che una religione, una visione del mondo, un'autorità, una propaganda tendono a far passare se stesse e i loro contenuti come verità assolute, a cui bisogna semplicemente aderire rinunciando ad indagare.
Questo è il messaggio dell'Illuminismo, non un semplice gesto filosofico, ma una carica di "doverosità etica", per l'emancipazione del genere umano.
La chiesa ,ovviamente è antilluminista.
Tramite i suoi filosofi e teologi, ha lanciato, da qualche anno, una campagna contro quell'epoca.
Si può riscontrare in quelle tesi solamente una svalutazione dell'uomo.
A parer loro l'uomo è incapace di pervenire da sè a delle verità e quindi bisognoso di un indottrinamento, di una guida, o, come diceva Kant "di tutori".
Socrate d'altro canto, riteneva che l'uomo da solo, attraverso il dialogo, poteva cercare la verità tramite l'uso della ragione (come Kant del resto).
Questa è la differenza tra il metodo Socratico e il metodo Catechetico.
Chi è persuaso di possedere la verità(i catechesi) ritiene che il compito sia quello di trasmetterla con modalità più o meno intolleranti a seconda delle epoche storiche.


Lorenzo

giovedì 27 maggio 2010

Nostri fantasmi


Purtroppo non c'è nessuna legge che tuteli i figli ( quando non sono più in tenera età) dalla devastazione dei genitori quando questi diventano dipendenti da loro per cause di salute.
Ovviamente una tal legge non può esistere, semmai la società deve farsi carico, tramite il servizio sanitario, della loro custodia e mantenimento. Ma ciò non succede , almeno per chi ha un reddito normale.
Eppure, fra noi, esistono persone, più o meno sole, che si fanno carico di questo problema, pagando un prezzo molto alto soprattutto a livello psicologico.
Dobbiamo forse prendere lezioni di addio?Io penso proprio di no.
Il " naturale interesse" che hanno avuto i nostri genitori per noi deve essere in qualche modo ri-dato a loro proprio sotto forma di " interesse" per la loro situazione. E' una condizione in cui la maggior parte dei figli si sente di assumere.
Esite però, nella nostra società, una visione " caritatevole" di questo atto di amore dei figli verso i genitori, una sorta di dovere, in nome appunto della carità, a cui i figli devono obbedire, pena il cadere nel peccato.
Questa è una visione " materialista" che la cultura cattolica ha della vita, dal momento che la visualizza esclusivamente come evento biologico, produce quei sensi di colpa che una persona non confessa, ma inevitabilmente prova quando si augura che " la grande quercia" muoia per concedere un pò di luce e un pò di vita alle pianticelle che ha generato.
Questo è un sentimento invece che uno ha tutto il diritto di permettersi, a meno che non si consideri il diritto alla propria vita secondario rispetto a quello del genitore.
Parlando sempre secondo la morale cattolica, il Vangelo ci dice di amare il prossimo come noi stessi, lo ritengo giusto, anche se penso che molte altre morali più laiche dicano la stessa cosa, però il Vangelo non ci dice di amare il prossimo di più che noi stessi, quindi è lecito avere certi pensieri.
Ovviamente ciò non ci consente di passare alle vie di fatto, cioè abbandonare il genitore indigente, ma neppure farsi sensi di colpa per l'altro senso.
La vecchiaia spesso non è saggezza, come certa letteratura ci vuole far credere.
Nella cruda realtà spesso è devastazione del proprio corpo e in quello dei figli come conseguenza.
Ecco perchè io, in altri post, ho parlato del " diritto ad una buona morte". L'ho fatto per sè ma anche per chi vive intorno a certe situazioni.
Io non ho la soluzione a questo problema, ma so per certo che sperare di non soffrire sia i genitori che i figli sia un diritto sacrosanto.
Il diritto per un figlio di rimettere nel suo corso la natura, la quale prevede che i genitori " si congedino" , è un diritto naturale affinchè possano avere una vita che non sia solo quella consentita all'ombra della grande quercia che non lascia filtrare un solo raggio di sole.
Quindi tutto ciò che è compromesso fra il bisogno del genitore e il diritto del figlio a mio giudizio è lecito, non lasciando quindi che si costruisca un muro alle nostre emozioni e alla nostra naturale voglia di vivere.
Io trovo questo più dignitoso per tutti.

Lorenzo

" La caratteristica di una vita morta è di essere una vita di cui l'altro diventa il guardiano" J.Paul Sartre

domenica 23 maggio 2010

18 anni fa, la strage di Capaci



18 anni sono passati dal quel giorno di orrore e di sconfitta e non so se questo venga ricordato oggi nei mass media, meglio dimenticare, non parlarne, acqua passata.
Questa è la senzazione che sento in questi mesi, grazie anche al decreto intercettazioni.
Troppa foga nel volerlo approvare, troppo impegno, un compito primario del governo.
Lo vedo come un cedere alla mafia, allo strapotere di persone arroganti, pronte a farci fuori anche solo se noi diciamo un no.

"Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere. "
Giovanni Falcone