domenica 31 agosto 2008

Terrorismo e terrore

Dopo l'11 Settembre è lo stesso fondamento del diritto internazionale ad entrare in crisi. Tanto gli attentati terroristici quanto le reazioni militari mostrano i limiti del progetto politico e morale nato con l'Illuminismo.
E a chi se non ai filosofi spetta una valutazione critica dell'eredità illuministica?
Per affrontare questi nostri anni bui serve rimettere le mani nella cassetta degli attrezzi creata da Montesquieu, Voltaire, Kant e gli altri.
Per esempio il concetto chiave di "tolleranza" costruito nel secolo dei Lumi va sostituito, secondo Derrida, da quello di "ospitalità" ben
più disponibile ad accogliere la diversità radicale dello straniero senza forzarlo all'adattamento alla nostra cultura.
Al contrario, Habermas ritiene che sia ancora il perno attorno al quale debba girare la democrazia, nel senso più alto in cui noi la intendiamo.
La modernità non va considerata conclusa o superata, piuttosto si tratta di realizzarla mantenendo vivi i suoi valori ancora attualissimi.
Modernità che è all'esatto opposto del fondamentalismo religioso, oscurantista e violento.
Il richiamo alle radici illuministiche del continente ha il senso, per entrambi sebbene in modi diversi, di indicare la via che l'Europa dovrebbe seguire.
Si tratta di tornare a Kant e alla sua nozione di cosmopolitismo per realizzare l'antico sogno dell'Illuminismo: l'emancipazione universale.
Che per Habermas si concretizza in un nuovo ordine mondiale e per Derrida in una "democrazia a venire", un'alleanza al di là del politico.
Tutto sta a mettersi d'accordo.
Lorenzo

Camminando


Ognuno diventa, a volte senza accorgersene, il sè che decide di essere
dettando ogni mattina la fedeltà per se stessi.
La strada si fa passo dopo passo....................camminando (insieme).

Pensieri



Dicono che l'amore sia vita , io per amore sto morendo dentro .



Lorenzo

sabato 30 agosto 2008

Solitudine

La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo rivelare a nessuno.

Solitudine

La società occidentale odierna è definita comunemente società della comunicazione. Il verbo «comunicare» apre vasti spazi che si perdono nell’anonimato di una pluralità indefinita; la comunicazione è divenuta la finestra principale dalla quale ognuno volge il proprio sguardo sull’umanità. Tuttavia, la comunicazione in se stessa – il «dire pur di dire», si potrebbe affermare parafrasando Heidegger – ha assunto maggiore importanza rispetto ai contenuti e al destinatario a cui la comunicazione medesima si rivolge. Questa constatazione evidenzia un paradosso: la possibilità di comunicare a, e con il mondo intero si accompagna a una scarsità d’argomenti e a un’insufficiente considerazione dell’altro. Detto altrimenti, una società, quale è la nostra, che vanta il superamento d’ogni forma d’isolazionismo – ne è un esempio l’annullamento dell’isolamento nazionale attraverso l’abbattimento delle frontiere e l’apertura al mercato globale – deve fare i conti con gli spettri dell’isolamento che in essa si generano. Il problema che a questo punto si pone è se sia possibile parlare di «pubblico» (dimensione pubblica) a prescindere dall’«altro» (alterità). Immediatamente, e a ragione, verrebbe da rispondere di no; eppure, l’occidente contemporaneo, con la pubblicizzazione dei prodotti industriali, con le nuove tecnologie della comunicazione, cerca la dimensione pubblica nell’annullamento dell’alterità d’altri.

domenica 24 agosto 2008

La sofferenza

« Il dolore passa, ma l’aver sofferto non passa mai »

venerdì 22 agosto 2008

La riga del gesso

Se tracci col gesso una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi.
Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso.Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l'aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi. Ciò che conta è tutto dentro di noi; fuori nessuno può aiutarci.
Non essere in guerra con te stesso: così... tutto diventa possibile, non solo camminare su una fune, ma anche
volare.~ Hermann Hesse - Imagination ~