martedì 26 maggio 2009

Per non dimenticare


"Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia . Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno."

"Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me."

Dedicato al giudice Paolo Borsellino

Vittime della mafia, per non dimenticare



EMANUELE BASILE - Capitano dei carabinieri -4 Maggio 1980

GAETANO COSTA - Procuratore capo di Palermo -6 Agosto 1980

CARLO ALBERTO DALLA CHIESA E MOGLIE - 3 Settembre 1982 GIANGIACOMO MONTALDO - Giudice- 25 Gennaio 1983
MARIO D'ALEO - Capitano dei carabinieri - 13 Giugno 1983

ROCCO CHINNICI - Capo ufficio istruzione - 29 Luglio 1983

BEPPE MONTANA - Capo squadra mobile Palermo - 28 Luglio 1985

ANTONINO CASSARA' - Vice questore di Palermo - 5 Agosto 1985
ROBERTO ANTIOCHIA - Agente di polizia - 5 Agosto 1985

GIUSEPPE INSALACO - Ex sindaco di Palermo - 12 dicembre 1988

NATALE MONDO - Agente di polizia - 14 gennaio 1988
ANTONIO E STEFANO SAETTA- Presidente corte di Appello Palermo e figlio
ROSARIO LIVATINO - Sostituto procuratore - 21 settembre 1990
ANTONIO SCOPELLITI - Sostituto procuratore - 9 Settembre 1991

LIBERO GRASSI - Imprenditore - 29 Agosto 1991

GIOVANNI FALCONE - Giudice - 23 Maggio 1992
FRANCESCA MORVILLO - Giudice - 23 Maggio 1992

ANTONIO MONTINARO - Scorta Falcone - 23 maggio 1992
ROCCO DI CILLO - Scorta Falcone - 23 Maggio 1992
VITO SCHIFANI - Scorta Falcone - 23 Maggio 1992

PAOLO BORSELLINO - Giudice - 19 Luglio 1992

ANTONIO CATALANO - Scorta Borsellino - 19 Luglio 1992

VINCENZO LI MULI - Scorta Borsellino - 19 Luglio 1992

WALTER COSINA - Scorta Borsellino - 19 Luglio 1992

CLAUDIO TRAINA - Scorta Borsellino - 19 Luglio 1992

EMANUELE LOI - Scorta Borsellino - 19 Luglio 1992

E tanti altri.............................

Lorenzo

Aristotele, l'uomo animale politico

Lo Stato: l'uomo animale politico.

Per Aristotele, nessun individuo può bastare a se stesso, ciascun individuo ha bisogno degli altri per sopravvivere. In questo senso, l'uomo è animale politico, cioè sociale, tende naturalmente all'aggregazione, dalle sue forme più semplici (la famiglia, il villaggio) a quelle più complesse (lo Stato, rappresentato dalla polis). Secondo Aristotele questa tendenza è così radicata nell'uomo che costituisce un aspetto della sua stessa natura: è un fatto di natura che l'uomo tenda ad aggregarsi, così come è un fatto di natura che la sua essenza sia l'attività intellettiva.

"E' manifesto che la città è un fatto naturale e che l'uomo è animale per natura socievole". (Aristotele).

Questo dato è così evidente che chi non sente il bisogno di entrare a far parte di una comunità e crede di bastare a se stesso, è per Aristotele "o una belva o un Dio".

Che la vita sociale costituisca un aspetto essenziale dell'uomo è dato dall'osservazione del comportamento umano: prima gli uomini si aggregano in famiglie, poi in villaggi, e quindi nello Stato. Secondo Aristotele, il fatto che l'aggregazione in forma di Stato venga per ultima, prova il fatto che gli altri tipi di aggregazione non riescono a compiere del tutto il loro fine. Solo lo Stato, dunque, rappresenta la forma di aggregazione politica e sociale suprema, solo lo Stato (nella forma della polis greca) può predisporre opportunamente quei mezzi in grado di rendere partecipi i suoi cittadini della verità e dello scopo ultimo dell'uomo. Lo Stato, dunque, come strumento per eccellenza atto ad attuare lo scopo supremo dell'esistenza, e quindi il raggiungimento del bene e della felicità dell'uomo

lunedì 25 maggio 2009

Il neopopulismo italiano

Quello che stiamo vedendo in questi anni, e a maggior ragione in questi ultimi mesi, è il risultato di una nuova corrente di pensiero che , partita dagli USA dei tempi di Bush , arriva in Italia come testa di ariete per instaurarsi in Europa.
Le mosse del nostro presidente del consiglio sono tutte  studiate al fine di estromettere le istituzioni dal loro dovere e creare una sorta di consenso popolare diretto: Berlusconi-popolo.
Che lui se ne infischi della magistratura e dei poteri istituzionali è ormai chiaro, ma la fase nuova e preoccupante di questi giorni è appunto il tentato dialogo, tramite Tv e giornali, fra il suo elettorato e se stesso per ridicolizzare il parlamento, espressione della nostra democrazia.
Che la nostra Repubblica parlamentare abbia bisogno di riforme è certo chiaro, lo hanno detto prima di lui molti altri politici, e gli strumenti per tale riforma sono già stati tentati tutti.
Ma queste iniziative, bisogna ricordare, sono sempre state osteggiate proprio dai partiti della coalizione di destra. Il motivo oggi è chiaro. era uno strumento, un metodo troppo democratico!
Quello che tenta di fare da solo oggi è molto simile ( anzi troppo simile) a quello che fece Mussolini nel '22, cioè la marcia su Roma. Le analogie sono ben evidenti, delegittimazione dei poteri istituzionali ( allora Re e parlamento) oggi presidente della Repubblica, dei due parlamenti e della magistratura; dialogo direttamente con la popolazione ( allora le piazze) oggi la TV.
Forse nell'opinione pubblica sta cambiando qualche cosa, il piccolo duce non è più visto come il benefattore dell'Italia, ma ancora molta strada è davanti a noi.
Lo strumento lo abbiamo, le prossime elezioni europee, vediamo cosa succederà.
Bisogna però che la sinistra veda un pò più al di là della propria punta del naso!! 
Si assuma più responsabilità, e soprattutto si presenti al paese unita. 
Anche su questo molta strada è ancora da fare.

martedì 19 maggio 2009

Donazione 5 per mille associazione Peter Pan



Io quest'anno dono il 5 per mille alla associazione Peter Pan.
E' una associazione no profit che si occupa di ospitare le famiglie, che vivono fuori Roma, dei bambini ricoverati al Bambin Gesù per malattie onco-ematologiche.
C.F. 97112690587
Lorenzo
P.S.
Questo post rimarrà qui al primo posto fino alla fine di Maggio come invito alla donazione

Perchè il nobel a Gino Strada



Perchè lui arriva quando tutti gli altri scappano

Non mi illudo certo di aver partorito un libro di valore.
Spero solo che si rafforzi la convinzione,
in coloro che decideranno di leggere queste pagine,
che le guerre,
tutte le guerre sono un orrore.
E che non ci si può voltare dall'altra parte,
per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio.

(Gino Strada)

lunedì 18 maggio 2009

Il riso secondo Bergson


La funzione sociale del riso, la commedia è per Bergson un'espressione esemplare.
Tra tutte le forme di comicità una in particolare sembra stringere un rapporto strettissimo con la sfera sociale: È la comicità morale. Le passioni spesso si prendono gioco di noi e subordinano tutte le nostre azioni ad un unico meccanismo. E' questo ciò che accade ai personaggi comici di molte commedie: lo spettatore È chiamato a ridere di un uomo, i cui gesti sembrano quelli di una marionetta, mossa da un burattinaio - la gelosia, l'avarizia, la pavidità, ecc. - che ci è ben noto e di cui sappiamo prevedere i movimenti. Di qui la forma di tante commedie che hanno per protagonisti non già individualità ben determinate, ma personaggi tipici, marionette dietro alle quali traspare la passione che li domina. Ma di qui anche il fine che si prefiggono: correggere, ridendo, i costumi. Alle forme propriamente artistiche, caratterizzate dall'assoluta assenza di finalità pratiche si deve contrapporre dunque la commedia, che è - per Bergson - una forma artistica spuria, proprio perché affonda le sue radici nella vita e perché alla vita ritorna come ad un valore da salvaguardare e cui sottomettere i propri sforzi.

Vi è tuttavia una seconda ragione che spinge Bergson a dedicare tanto spazio alle considerazioni sulla commedia, ed è propriamente il carattere per così dire teatrale della comicità. Possiamo ridere soltanto quando la rigidità di un carattere o di un comportamento si fa gesto e si mostra apertamente agli occhi dell'immaginazione: non ci basta sapere che la paura della morte ha trasformato Argan in un burattino; per ridere dobbiamo vedere i gesti in cui la riduzione dell'uomo a cosa si fa spettacolo. Ma lo spettacolo comico implica uno spettatore che sappia per un attimo guardare alla vita come ad una rappresentazione teatrale:

Da ciò il carattere equivoco del comico. Esso non appartiene né completamente all'arte, né completamente alla vita. Da un lato i personaggi della vita reale non ci farebbero mai ridere se noi non fossimo capaci di assistere alle loro vicende come ad uno spettacolo visto dall'alto di una loggia; essi sono comici ai nostri occhi solo perché ci danno la commedia. Ma d'altra parte, anche a teatro, il piacere di ridere non è puro, cioè esclusivamente estetico, assolutamente disinteressato. Vi si associa sempre un pensiero occulto che la società ha per noi quando non l'abbiamo noi stessi; vi è sempre l'intenzione non confessata di umiliare e con ciò, è vero, di correggere, almeno esteriormente" (ivi, p. 89).